10/04/2018

 

 


In quel tempo, 22Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava. 23Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c'era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. 24Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione. 25Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. 26Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall'altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». 27Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. 28Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: «Non sono io il Cristo», ma: «Sono stato mandato avanti a lui». 29Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l'amico dello sposo, che è presente e l'ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. 30Lui deve crescere; io, invece, diminuire». 31Chi viene dall'alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. 32Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. 33Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. 34Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. 35Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. 36Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui.


Nel vangelo di oggi Gesù e Giovanni stanno entrambi battezzando. Gesù sta dando vita a quella Parola che il Battista aveva annunciato con tanta passione e sincerità per tutta la sua esistenza. Tra i due si può dire che esista un profondo rapporto di continuità e di adesione a quella promessa che il Padre ha fatto all’umanità. Entrambi si sono resi strumenti perché il disegno di salvezza di Dio potesse essere compiuto. La gratuità che traspare dal loro agire è segno di quella libertà interiore che li abita e che permette loro di predisporre tutto perché il regno di Dio venga proclamato, anche a costo della vita.

Giovanni è ancora nel pieno della sua attività, sta battezzando, non è ancora stato gettato in prigione e molta gente va da lui. Tuttavia egli ha ben presente che il suo compito sta per finire, il suo essersi fatto voce per la conversione ha creato quello spazio in cui la Parola può manifestarsi e così sta facendo Gesù dando inizio al suo ministero. Tale spazio non è liberato una volta per sempre, ma ogni giorno può essere occupato dai nostri dubbi, dalle incomprensioni verso un agire troppo differente o troppo lontano dalle nostre logiche, e questo lo dimostrano i discepoli di Giovanni che si rivolgono a lui cercando di instillargli dei sospetti verso l’attività di Gesù.

Giovanni non perde l’occasione di dare ancora testimonianza del suo compito, anzi la risposta che dà ai suoi discepoli rivela come sia riuscito a portarlo a termine. La libertà e la gioia scaturite dall’adesione al messaggio di salvezza di Dio gli hanno permesso e gli permettono tuttora di affrontare le ostilità che lo porteranno anche alla morte violenta. La libertà di Giovanni è dimostrata dall’aver capito che egli era lo strumento che preparava la strada, nonostante il consenso che si era creato e l’autorevolezza della sua parola, non si è mai sostituito al messaggio. Si è sempre identificato in colui che indicava la strada e mai con la strada. Questa consapevolezza lo porta a vivere nella libertà il suo servizio, libertà che gli permette di leggere con lucidità l’origine della potenza della parola del Signore. Parola che non nasce da Gesù, ma che gli è stata donata dal Padre. Se Giovanni ha narrato Gesù, Gesù ha narrato il Padre. Dunque la gioia che prova Giovanni, già dal grembo di sua madre, rispetto al suo servizio di voce della Parola che si è finalmente incarnata, sorge da questa comune narrazione. Narrazione di un messaggio di salvezza per l’umanità che non nasce con lui e non finisce con lui, ma è consegnato al Cristo che lo porterà al compimento.

Libertà e gioia dunque scaturiscono dalla capacità di Giovanni di accettare chi lui è: l’amico dello sposo. Amicizia nella quale può diminuire e trovare in questo una gioia piena. Questa è l’ultima testimonianza di Giovanni prima del suo martirio: un amore più grande di ogni proprio progetto che permette di annunciare come si può nascere dall’alto a partire dalla nostra umanità.

sorella Beatrice