10/05/2018


Venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, Gesù disse ai suoi discepoli:«12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. 13E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».


“Io, il Padre, lo Spirito della verità” che “rimane presso di voi e sarà in voi”: questa la comunione a cui siamo chiamati, il respiro di cui divenire dimora.

Il quarto vangelo ci accompagna con un progredire circolare. C’è un “credere” in Gesù e un “compiere” di Gesù e dei suoi – dei suoi con lui – a motivo del movimento di Gesù verso il Padre. Da parte dei discepoli c’è un “chiedere” (e un chiedere “qualunque cosa”! ribadito due volte, purché sia “nel suo nome”) e un “fare” di Gesù con il fine di rendere gloria al Padre nel Figlio. C’è un “amare” che si dipana come “osservare” i suoi comandamenti, ossia accogliere i comandi del Padre, desiderio di bene per noi, perché la volontà del Padre è questo bene, questo amore del Padre che si manifesta, si rende visibile, incontrabile nel Figlio.

Questo è l’abbraccio in cui vibra lo Spirito, il Paraclito, il Consolatore, colui che sostiene e ispira, colui che è dato e mandato dal Padre grazie alla preghiera, all’intercessione del Figlio: lo Spirito è consegnato ai suoi, a noi, a tutti e a ciascuno in ogni tempo e in ogni luogo come segno del suo rimanere sempre con noi e in noi. Lo Spirito è presenza di comunione, è speranza di un orizzonte ampio in cui le nostre vite sono innestate, è fiducia nella vita, che si svela sempre come vita in relazione.

Gesù prega il Padre affinché l’“altro”, un “altro Paraclito” rimanga con noi per sempre, e ci rivela che abbiamo la possibilità di conoscerlo “perché egli rimane presso di voi e sarà in voi”. Non solo un anelito, un desiderio, una speranza: il dimorare della sua presenza di vita ci viene incontro come certezza, come promessa, “egli rimane-dimora”!

Il discorrere del quarto vangelo invita a sostare sulla dimensione del dimorare, che è più di abitare, è un rimanere intimo, fecondo, fedele, perseverante, è un lasciarsi rendere dimora. “Io sono venuto nel mondo come luce perché chiunque crede in me – dice Gesù – non rimanga nelle tenebre” (Gv 12,46). “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6,56). Il rimando è comunque al Padre, come dice a Filippo: “Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere” (Gv 14,10).

E il dimorare riporta all’inizio del vangelo, a quella domanda che svela una sete profonda e si pone come ricerca continua: “Maestro, dove dimori?” (Gv 1,39). “Che cosa cercate?”, aveva appena chiesto Gesù. Su Gesù pochi versetti prima Giovanni il Battista aveva “contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui” (Gv 1,32). È lo stesso Spirito della verità che è al centro del nostro brano, che Gesù annuncia quale presenza che rimane, che non passa, che non lascia orfani, perché ricorda l’origine e si dischiude al domani, “perché io vivo e voi vivrete”.

Così il Figlio “si manifesterà” a noi nell’accogliere e riconoscere l’amore del Padre per noi, amore chiamato a dilatarsi nelle nostre vite di comunione.

sorella Silvia