11/05/2018


22 In quel tempo Giuda, non l'Iscariota disse a Gesù: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». 23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 
27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: «Vado e tornerò da voi». Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. 30Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, 31ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. Alzatevi, andiamo via di qui».


Giovanni gioca su due registri per evangelizzare la sua chiesa, quello del Gesù terreno che sta per entrare nella passione (“Vado”: v. 28) e quello del Risorto che spiega le Scritture come in feedback (“Tornerò da voi”: v. 28). Il Risorto si affida allo Spirito per far comprendere la portata degli eventi traumatici e delle Scritture. Il nostro brano oggi si apre con la domanda di Giuda che è ancora la domanda della chiesa di prima e dopo la morte di Gesù. La follia e lo scandalo della croce non sono mai pienamente assunti dai seguaci di Cristo. Chi, nel suo cuore, non aspetta a volte una manifestazione clamorosa di Dio come prova della sua fede e prova della potenza di Dio? Giuda, a nome di tutti, ha ragione di porre il problema. E Gesù, sotto la penna di Giovanni, rende testimonianza allo Spirito santo che solo sa insegnare e ricordare le parole di Gesù (cf. v. 26) a chi cerca e si apre alla vicenda del Cristo.

La manifestazione di Dio aspettata dal mondo e dai discepoli è certamente la resurrezione (fatto clamoroso), ma soltanto i discepoli se ne sono accorti, soltanto loro hanno “visto” il Risorto. Il mondo, come dice Giuda, non si è accorto di niente. Questo è sconcertante. Il mondo ha visto un poveraccio maledetto impiccato su una croce, rigettato e dai capi religiosi e dall’occupante romano.

Dov’è la manifestazione di Dio? Che cos’è questa resurrezione annunciata da Gesù stesso? (cf. Lc 18,33: “E il terzo giorno risorgerà”).

La chiesa giovannea, che ha fatto tutta la strada con Gesù come la facciamo noi, in ascolto delle sue parole sconvolgenti (“Vado ... a morire”) e che poi fa l’esperienza scritturistica e a volte sensibile della sua presenza (“Tornerò da voi”), capisce che ha ricevuto lo Spirito santo: “Lo Spirito della verità che il mondo non può ricevere” (Gv 14,17). Capisce che la resurrezione di Gesù, che riguarda anche la nostra, è celata in una dinamica circolare misteriosa: la relazione che unisce il Padre al Figlio e il Figlio ai suoi discepoli e i discepoli al Padre e che questo mistero è lo Spirito. È celata nell’adesione con tutto il cuore, tutta l’anima e tutte le forze alle parole consegnate da Gesù e scaturite dalla sua fiducia in Dio. Parole di Gesù che sono anche la sua vita, le sue scelte, le sue relazioni, i suoi atti contemplati nei vangeli e che per noi che li riceviamo sono immagine del Padre, la sua manifestazione.

Al mondo sono proposti una parola, un corpo, una storia che manifestano, nella potenza del solo amore, che la tenebra non può nulla contro di lui. “Viene il principe del mondo, contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco” (vv. 30-31a). Così siamo chiamati ad agire per vivere già ora la resurrezione alla quale la chiesa di Giovanni rende testimonianza accogliendo lo Spirito santo, solo modo per manifestare al mondo una forza d’amore che non è sua.

“Vi dò la mia pace, non come la dà il mondo, io la dò a voi” (v. 27).

sorella Sylvie