12/04/2018


16In quel tempo Gesù disse alla donna samaritana: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: «Io non ho marito». 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30Uscirono dalla città e andavano da lui.


Leggendo il racconto dell’incontro di Gesù con la samaritana, non se ne deve dimenticare il quadro letterario. Dopo la settimana inaugurale della sua vita pubblica (Gv 1,19-2,12), Gesù è salito a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Lì ha allora proclamato, dopo aver scacciato fuori dal tempio pecore, buoi, cambiamonete e venditori: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (Gv 2,19); spiegazione dell’evangelista: Gesù “parlava del tempio del suo corpo” (v. 21). Una Pasqua dunque dominata dalla questione del tempio!

Problema cruciale per i cristiani che vivono quando il tempio di Gerusalemme, distrutto dai romani nel 70, non è più che un ricordo, forse una nostalgia … Ad essi Gesù dice: vi è un altro tempio! Ma per chi? Ecco l’intento degli episodi successivi.

Anzitutto per Israele, rappresentato da Nicodemo, il “maestro d’Israele” (Gv 3,10). Ma per entrarvi occorre una nuova nascita: “In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio” (Gv 3,3).

Al capitolo 4 – il nostro testo –, Gesù incontra e invita una donna samaritana e con essa tutti i samaritani ad entrare in quel tempio, purché vengano a dissetarsi presso quell’Assetato che è fonte di acqua che zampilla per la vita eterna (Gv 4,14). Solo chi ha sete d’amore diventa sorgente d’amore.

Alla fine del capitolo, Gesù ridarà la vita al figlio di un funzionario pagano: attraverso di lui, l’invito è rivolto a tutte le genti che riceveranno la vita in pienezza se aderiranno a Gesù, colui che dà la vita: “Va’ – dice Gesù all’ufficiale –, tuo figlio vive!”; quell’uomo credette alla parola di Gesù (Gv 4,50).

Il tempio, che è il corpo di Gesù, è così aperto a tutti e a tutte; è casa senza mura né confini.

È quanto Gesù spiega alla samaritana che, appena ha scoperto in lui un profeta, e forse più di un profeta, lo interroga sul luogo in cui bisogna adorare Dio: a Gerusalemme, come dicono gli ebrei, o sul Garizim, il monte santo dei samaritani, perché monte delle benedizioni (cf. Dt 11,27 e 27,12)?

Con Gesù il luogo si sposta: non più Gerusalemme, che pure Dio aveva scelto per farci risiedere il suo nome – Gesù lo conferma quando dice che “la salvezza viene dai giudei” (v. 22) – ma il luogo dell’adorazione “in spirito e verità”. Non un luogo geografico di cui si possano indicare latitudine e longitudine; forse il “Luogo” (parola che per gli ebrei sostituisce il nome impronunciabile di Dio)? Sì, ma anche quel luogo interiore, abitato dallo Spirito – quello santo, che è Dio – e dalla Verità, che è solo un altro nome del Cristo: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6).

In fin dei conti, se i confini tracciati da quel tempio coincidono con l’immensità dell’universo, è perché esso non è un luogo in cui si possa entrare. Quel tempio siamo noi, come ricordano Paolo (1Cor 3,16; 6,19) e Pietro (1Pt 2,5). È in noi che Dio viene a fare la sua dimora, Lui che è “Luogo” (“maqom” che, in ebraico, significa “ciò o colui che fa stare in piedi”), Verità e Spirito.

fratel Daniel