Banche, Sabatini (Abi): su fintech "stessi rischi, stesse regole"

Roma, 20 ott. (askanews) – In Europa sulla vigilanza bancaria e sulle “fintech” bisogna imparare dal passato per non ripetere gli stessi errori e soprattutto “oggi ci serve un approccio diverso, basato sul principio di ‘stessa attività, stessi rischi, stessa regolamentazione, stessa vigilanza’”. Lo ha affermato Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi intervendo ad un dibattito durante la conferenza sui 10 anni della Vigilanza bancaria Ue (“Ssm Regulation, ten years since”), organizzata dalla Banca d’Italia, in collaborazione con l’Università Roma Tre e il Centro di ricerca Paolo Ferro-Luzzi.

“Sono consapevole del fatto che è facile a dirsi ma difficile a farsi, ma penso che sia l’unico modo per assicurare, da un lato, che i rischi non si spostino da un settore fortemente regolato a uno poco regolato, dall’altro – ha spiegato – per garantire un livello concorrenziale paritetico”.

Secondo Sabatini “l’Unione bancaria e l’Unione dei mercati dei capitali sono due componenti essenziali per l’attuazione del mercato unico. Dopo trent’anni, sfortunatamente, il mercato unico resta incompleto” e in ampia misura le attività, incluse quelle della finanza “restano una questione di 27 mercati e economie. Quindi un’altra sfida per le istituzioni europee, incluse le autorità economiche e finanziarie, è quella di rimuovere gli ostacoli e assicurare l’attuazione in maniera assolutamente armonizzata delle regole comuni”.

“Per metterlo in termini semplici, almeno l’eurozona dovrebbe agire come una singola giurisdizione e questo – ha osservato – consentirebbe la creazione player globali, che sarebbero una componente essenziale della competitività europea”.

Infine Sabatini ha lanciato una proposta, ricordando che anche l’Unione bancaria è stata creata a seguito delle proposte che erano state elaborate da un gruppo di esperti a cui era stato affidato il compito, appunto, di valutare quali cambiamenti strutturali fossero necessari nell’Ue, la cosiddetta Commissione Laroisière. “Mi chiedo – ha suggerito il DG dell’Abi – se dopo 15 anni non serva un altro gruppo di saggi” per elaborare un rapporto analogo.