Ucraina, al summit per la pace in Svizzera si cerca una (difficile) unanimità sul documento finale

Milano, 16 giu. (askanews) – La Svizzera cerca di posizionarsi come centro della politica mondiale in questo week end con decine di capi di Stato e di governo che si incrociano e incontrano a Burgenstock, nel Canton Nidvaldo per il vertice sull’Ucraina. Ma il documento finale del summit potrebbe non vedere la firma di tutti i partecipanti.

L’incontro non pretende di essere risolutivo, cerca la strada per la pace, ed è evidentemente destinato a fare la conta di chi (e come) è disposto a sostenere Kiev nel percorso, mentre la Russia (Paese invasore, nella guerra contro l’Ucraina) non ha mancato di rimarcare il mancato invito e si fa notare l’assenza della Cina, già più volte indicata dagli Usa come sostenitore di Mosca nel conflitto. Non sfuggono inoltre agli occhi dei più esperti i diversi gradi di presenza: ieri per l’Arabia Saudita e per la Turchia hanno parlato non i capi di stato, ma i ministri degli Esteri.

L’Italia è rappresentata al massimo livello da Giorgia Meloni, reduce dal successo del G7 a Borgo Egnazia, in Puglia, che oltre ai big da programma è stato costellato da storiche presenze, a partire da Papa Francesco.

Nel secondo giorno del summit svizzero i partecipanti stanno già discutendo, tra le altre cose, delle esportazioni di grano dall’Ucraina, della sicurezza nucleare e delle questioni umanitarie. La grande domanda: gli oltre 90 paesi partecipanti riusciranno a concordare una dichiarazione finale congiunta? Intanto i primi capi delegazione (se ne contano 101), tra cui la vicepresidente americana Kamala Harris, hanno già lasciato il vertice. E mentre il primo ministro canadese Justin Trudeau è ancora a Burgenstock, il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro giapponese Fumio Kishida sono sulla strada di casa. E anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz è tornato questa mattina a Berlino per presenziare agli appuntamenti previsti dalla sua agenda. Le delegazioni hanno comunque mandato di proseguire le discussioni.

Si attendono oggi le dichiarazioni dei rappresentanti del Consiglio d’Europa, dell’Onu, della Santa Sede – ieri è giunto in Svizzera il segretario di Stato Pietro Parolin – e del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo. “Questo vertice, dal nostro punto di vista, è una pietra miliare fondamentale nel percorso verso una pace giusta” ha detto oggi Jake Sullivan, consigliere per la Sicurezza Nazionale alla Casa Binca. “L’America camminerà con orgoglio con l’Ucraina lungo quel percorso finché l’Ucraina non arriverà alla pace” ha aggiunto.

Oggi, tra i grandi annunci, la Norvegia ha assicurato che fornirà 103 milioni di dollari all’Ucraina per aiutarla a riparare le sue infrastrutture energetiche e garantire la fornitura di elettricità al paese prima del prossimo inverno. La vicepresidente americana Harris ha annunciato sabato 1,5 miliardi di dollari in nuovi aiuti per l’Ucraina. “Vi invieremo un nuovo pacchetto di aiuti militari perché senza la difesa oggi sarà impossibile lavorare domani per la ricostruzione e noi vogliamo fermare questa difficile situazione” aveva detto ieri il vicepremier e ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani prendendo la parola e rivolgendosi a Volodymyr Zelensky.

Intanto dalla Russia, Vladimir Putin ha detto venerdì che negozierà con l’Ucraina in caso di ritiro dalle quattro regioni da lui rivendicate e quando Kiev rinuncerà ad aderire alla Nato: richieste decisamente contrarie rispetto agli intenti avanzati da Zelensky che ieri ha fatto gli onori di casa a Burgenstock insieme con la presidente federale svizzera Viola Amherd. E con una coincidenza di tempi eloquente oggi Mosca rivendica la presa di un villaggio nel sud dell’Ucraina e il Cremlino dice di ritenere che l’Ucraina dovrebbe “riflettere” sulla proposta di pace formulata da Putin, perché la situazione sul fronte “sta peggiorando” per le forze ucraine.

Quanto agli esiti del summit probabilmente non tutti i partecipanti in Svizzera firmeranno la dichiarazione finale della conferenza a Burgenstock, ha dichiarato domenica il cancelliere austriaco Karl Nehammer. Il capo del governo austriaco ha tuttavia osservato che ciò non ha influito sull’atteggiamento fondamentale comune. “Si tratta di sottigliezze diplomatiche come certe parole”, ha detto a margine dell’incontro. “Per questo non mi preoccupo se tutti non firmano adesso”, ha aggiunto citato dall’agenzia tedesca Dpa.

(di Cristina Giuliano)