Lo speaker della TV di Stato russa Vladimir Soloviev sogna che nel 2026 i carri armati del suo Paese insieme a quelli americani possano invadere l’Europa per disintegrarla, di Stato in Stato, di capitale in capitale.
Lancia e scudo
Dopo l’incontro di Mar a Lago con Zelensky, Trump continua intanto la strategia della lancia e dello scudo, il 2025 è stato un capolavoro di cose dette e smentite, promesse, disimpegni.
Aver telefonato a Putin prima e dopo quel summit è significativo perché in continuità con i recenti contatti Washington – Mosca, rinsaldati dopo l’accoglienza dello Zar ad Anchorage. Leggendo i media americani non allineati alla politica estera della Casa Bianca si ha la netta impressione che la strategia del Presidente sia coesa e solidale a quella di Putin e che all’Europa sia riservato un ruolo da convitato di pietra.
Le occasioni mancate dell’Unione Europea
L’U.E. ha perso troppe occasioni per giocarsi ‘le carte’, dopo 19 sanzioni imperscrutabili resta il rammarico di non aver ascoltato l’appello di Mario Draghi per chiudere la fornitura di gas e petrolio dalla Russia: lo stesso cenacolo dei “volonterosi” fa pensare più a debolezze insuperabili che a scelte forti, unitarie e condivise. Eppure l’economia russa è in sofferenza, mentre sui campi di battaglia (nonostante l’aiuto militare di Cina e Corea) Mosca ha perso oltre 350 mila uomini.
Trump e Putin sono dirompenti ciascuno per sé e adesso sostenuti da una tacita intesa: da un alleato storico come gli USA ci si sarebbe aspettati una scelta di campo tra Russia aggressore e Ucraina aggredita.
Trump sogna il nobel per la pace
Il capo della Casa Bianca alimenta illusioni e aspira al premio Nobel per una pace che non ci sarà: qualunque accordo si firmerà – specie se la soccombenza ucraina riguardasse la cessione dei territori e la decadenza dello stesso Zelensky – la pace raggiunta sarà una finzione, il primo atto di una nuova guerra a seguire che riguarderà l’Europa a partire dagli Stati di confine a ovest. Sul piano geopolitico si va verso un nuovo ordine mondiale fatto di predatori e di prede, una colonizzazione USA-RUSSIA-CINA fatta di reciproche annessioni. Ora tocca all’Ucraina, presto alla Groenlandia e a Taiwan. Di provocazioni militari, diplomatiche e verbali ne è pieno questo anno che si chiude.
Filoputinismo e infiltrazioni ideologiche in Europa
Putin non ha smesso un solo giorno di bombardare un Paese martoriato ma resistente, accusando Kyiv di non essere disponibile ad intese: la pretesa resta quella di ridurre l’Ucraina ad una espressione geografica acefala. Stupisce il dilagante filoputinismo in Europa e in Italia, una infiltrazione basata su menzogne allo scopo di indebolire la NATO e l’U.E. Questa realtà – che molti i media italiani alimentano con bugie e narrazioni inveritiere – fa il paio con il processo di islamizzazione dell’Europa, una deriva di invasione culturale per annientare secoli di Storia e di civiltà, di arte, di religione, di democrazia, di organizzazione sociale. La recentissima vicenda degli Imam coinvolti nel sostegno ad Hamas è significativa e aggravata dalla violenza distruttiva di piazza che sta infiammando il nostro Paese. Filoputinismo e islamizzazione (che organizza scuole musulmane illegali per diffondere il Corano e sostituirlo ai simboli della Cristianità) sono due derive in atto che possono cancellare millenni di cultura.
La debolezza della politica
Il 2026 si apre all’insegna di una sottovalutazione di questi due pericoli ormai penetrati in parte dell’immaginario collettivo, tra indifferenza e mistificazioni di malintese e impossibili inclusioni sociali. Sono due spinte che soffiano dentro l’Europa e in parte sono già qua: ma siamo solo agli albori di una possibile dissoluzione identitaria in larga parte dovuta alla debolezza della politica e in altra alla nostra colpevole incoscienza collettiva.
