Roma, 9 mar. (askanews) – La giornata della donna nell’anno in cui si celebrano gli 80 anni dalla scelta della Repubblica è l’occasione al Quirinale per ripercorrere un pezzo della storia d’Italia e per dare atto alle donne di aver svolto un ruolo cruciale nel percorso verso la democrazia. Sergio Mattarella però vuole rivolgere anche un messaggio al Paese affinchè insieme alla celebrazione non si smetta di percorrere la strada verso una vera parità e per ammonire che la violenza contro le donne non si combatte solo con le leggi ma con l’educazione al rispetto.
La celebrazione al Colle è una vera festa, a condurre l’evento, in diretta sulla Rai, c’è Malika Ayane, la cantante reduce da Sanremo. Nel docufilm trasmesso ci sono i ricordi e le testimonianze di quel primo voto alle donne del 2 giugno 1946. Un riconoscimento anche al ruolo svolto dall’altra metà del cielo nella Resistenza e poi sancito con la partecipazione all’assemblea costituente. Parlano al Quirinale una storica, Giulia Galeotti, una dirigente sportiva, già campionessa di vela, Caterina Banti, Cristina Cassar Scalia, medico e scrittrice, Benedetta Porcaroli, attrice e infine Amalia Ercoli Finzi, la prima donna ingegnere.
“La capacità delle donne di costruire il bene quotidiano è una preziosa competenza cresciuta dentro un sistema di relazioni, e per questo è adatta alla complessità, quindi al futuro – dice la ministra della Famiglia e delle Pari opprtunità, Eugenia Roccella -. Qualcosa che non deve andare perduto, ma anzi deve permeare di sé l’intera comunità, uomini e donne”.
Al capo dello Stato il compito di concludere la giornata con una riflessione che parte da un ringraziamento: “Celebrare oggi la Giornata Internazionale della donna significa riconoscere la ricchezza della presenza e del contributo femminile nella società e anche riflettere sulla lunga e impegnativa strada percorsa dalle italiane per conquistare spazi e diritti, per rendere vera l’uguaglianza tra le persone di ciascun sesso affermata, come è stato ricordato, dall’articolo 3 della Costituzione”. E se la Costituzione ha sancito quell’impegno della Repubblica a garantire l’uguaglianza la realtà però dice che ancora le donne devono lottare per ottenere una vera parità: “il divario salariale, la scarsa presenza nei ruoli apicali delle aziende, la violenza di genere, la conciliazione tra vita e lavoro”.
Mattarella ha ripercorso le tappe salienti delle conquiste femminili: il diritto di famiglia, l’abolizione del matrimonio riparatore, la violenza sessuale come delitto contro la persona. Quindi gli spazi conquistati nei ruoli più importanti, dalla prima ministra, Tina Anselmi, alla prima presidente della Camera, Nilde Iotti, fino al giorno d’oggi con la prima donna presidente del Consiglio, Giorgia Meloni (la premier seduta in prima fila nel salone dei Corazzieri). “Quante risorse, quanti talenti abbiamo perduto nel corso dei tempi passati! – osserva Mattarella -. Le istituzioni hanno offerto e offrono un esempio ma la sfida riguarda milioni di donne, lavoratrici, professioniste, madri di famiglia e il percorso potrà dirsi concluso soltanto quando non si chiederà più alle donne di assumere, nei diversi ambiti della società, modelli di comportamento maschile per avere così riconosciuto il proprio ruolo, le proprie capacità e qualità”.
Perchè dare spazio alle donne non è solo una questione di giustizia ma un valore aggiunto per tutta la società, insiste il Presidente: “Una società che investe nelle donne diventa oltre che più equa, più forte, più innovativa, più dinamica”. E non è solo una questione di quote, osserva Mattarella, ma di valorizzare le energie migliori. “La Repubblica ha dato molto alle donne. Le donne hanno dato molto alla Repubblica e l’equilibrio non è ancora in pari”.
“Ed è paradossale doversi occupare sovente di violenza di genere. Eppure, purtroppo, è necessario – conclude il capo dello Stato -. L’impegno di civiltà di consegnarla al passato non richiede soltanto il rafforzamento delle norme di legge e degli strumenti di tutela, ma richiede soprattutto di depurare gli animi da una mentalità distorta, che si alimenta di atavici pregiudizi e di ignoranza colpevole. Educare al rispetto in famiglia anzitutto, a scuola, negli ambienti di lavoro, è la risposta più efficace per costruire una società in cui nessuna donna possa aver paura o possa esser lasciata da sola”.
