Tra le asserzioni più inquietanti del presidente degli USA Donald Trump (anche se bisogna dire che tra tutte c’è soltanto l’imbarazzo della scelta) ci sono quelle riguardanti la conquista della Groenlandia. «In un modo o nell’altro» ha proclamato Trump, «la avremo…è troppo importante per la sicurezza nostra e internazionale». Inutile dire che faccio il tifo per la grande e freddissima Groenlandia e anche per la piccola e un po’ meno fredda Danimarca, come si faceva il tifo per Ettore e non per Achille. Qui però non parleremo di preferenze ma di motivazioni, in particolare di motivazioni etiche. È vero che nell’atteggiamento del governo statunitense sembrano prevalere considerazioni di pura potenza nazionale, eppure viene avanzata la ragione per cui «ne abbiamo bisogno…è importante».
Simili argomenti vennero addotti anche da Hitler nei confronti del corridoio di Danzica e da Putin per quanto riguarda la Crimea: «ci serve, ci è utile» e quindi ce le prendiamo, e il mondo glielo lascia fare; nel 1939 non c’eravamo, ma nel 2014 sì, e siamo stati zitti.
Ma occupiamoci dell’etica trumpiana, sempre che Trump sappia di averne una, e che cosa sia. Quali principi possono mai guidare tale atteggiamento se non, presumo, un tipo di etica consequenzialista, sostenuta dall’utilitarismo e oltre a ciò impregnata di nazionalismo e primanostrismo? Lo indica la frase che dice ne abbiamo bisogno, ci serve, ci è utile. L’etica consequenzialista giudica proprio l’eticità di un certo gesto in base alle conseguenze, ovvero all’utilità del maggior numero di persone, in questo caso pervertita dal pensiero che le persone di cui si cerca l’utilità debbano essere «i nostri». Ora, voi e io abbiamo di sicuro bisogno di qualche cosa che riteniamo utile, ma non per questo ce l’andiamo a prendere gridando che ci serve! Oggi però questo tipo di etica dilaga anche in altri aspetti della vita contemporanea.
È l’etica adottata senza troppo pensarci da chi ritiene che l’intelligenza consista nel risolvere problemi e la conoscenza nel saper fare. È l’etica di chi cerca di insegnare alle macchine la difficile arte del valutare, per esempio in caso di difficoltà del traffico, se tirar sotto cinque anziani per salvare due bambini, o cinque bambini per salvare due anziani: se vogliamo buttare nel traffico vetture senza conducente dobbiamo prima programmarle, con l’I.N. (Intelligenza Naturale), a compiere questa o quella scelta. È l’etica di chi ritiene le stragi di civili perdite collaterali necessarie per risolvere il problema del terrorismo, applicando alla fine un altro genere di terrorismo…Sembra semplice l’etica consequenzialista ispirata all’utilitarismo, ed è anche molto usata, in politica come in guerra come pure in questioni di vita quotidiana, ma può condurre a soluzioni ripugnanti.
Francesca Rigotti
filosofa e saggista italiana