Roma, 10 feb. (askanews) – Israele ha usato nella Striscia di Gaza armi che hanno fatto evaporare migliaia di palestinesi. E’ quanto emerge dall’inchiesta condotta da Al Jazeera, intitolata “The Rest of the Story”, secondo cui le squadre della Protezione civile di Gaza hanno documentato 2.842 palestinesi “evaporati” dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023, senza lasciare dietro di sé altro che schizzi di sangue o piccoli frammenti di carne. Esperti e testimoni hanno attribuito questo fenomeno all’uso di armi termiche e termobariche, proibite a livello internazionale, spesso chiamate bombe a vuoto, in grado di generare temperature superiori a 3.500 gradi Celsius. La cifra di 2.842 non è una stima, ma il risultato di una analisi condotta dalla Protezione civile di Gaza, ha precisato l’emittente del Qatar. Il portavoce della Protezione civile di Gaza, Mahmoud Basal, ha spiegato ad Al Jazeera che le squadre utilizzano un “metodo di eliminazione” nei luoghi degli attacchi: “Entriamo in un’abitazione presa di mira e confrontiamo il numero conosciuto di occupanti con i corpi recuperati. Se una famiglia ci dice che all’interno c’erano cinque persone e noi recuperiamo solo tre corpi intatti, trattiamo i restanti due come ‘evaporati’ solo dopo che una ricerca approfondita non ha prodotto altro che tracce biologiche: schizzi di sangue sui muri o piccoli frammenti come scalpi”.
Stando all’inchiesta di Al Jazeera, nella Striscia di Gaza le sparizioni di migliaia di palestinesi sono frutto dell’uso di armi di fabbricazione americana, quali la bomba “MK-84 Hammer”, quindi la bomba bunker buster BLU-109, che sarebbe stata utilizzata in un attacco ad al-Mawasi, l’area dichiarata “zona sicura”, facendo evaporare 22 persone, e la bomba GBU-39, che sarebbe stata usata nell’attacco del 10 agosto 2024 contro la scuola Al-Tabin di Gaza City. Proprio in questa scuola, Yasmin Mahani ha cercato il figlio Saad subito dopo l’attacco: “Sono entrata nella moschea e mi sono ritrovata a calpestare carne e sangue”, ha raccontato ad Al Jazeera, riferendo quindi di aver poi visitato per giorni ospedali e obitori. “Non abbiamo trovato nulla di Saad. Nemmeno un corpo da seppellire. Quella è stata la parte più difficile”, ha aggiunto.
