HomeAskanewsAddio a Sandro Mazzola, l’Inter saluta la sua bandiera

Addio a Sandro Mazzola, l’Inter saluta la sua bandiera

Roma, 21 set. (askanews) – L’ultimo applauso, quello della sua gente, ha accompagnato Sandro Mazzola fuori dalla Basilica di Sant’Ambrogio. Milano ha salutato così la sua bandiera nerazzurra, scomparsa il 19 settembre a 83 anni. Ai funerali, celebrati nella basilica milanese, c’erano gli ex compagni, le vecchie glorie dell’Inter e tanti tifosi. Il feretro, all’uscita intorno alle 16.10, è stato accolto da un lungo applauso. Mazzola sarà sepolto nel cimitero di Monza.

A ricordarlo, a nome dell’Inter, è stato il presidente Giuseppe Marotta, che ha affidato a una lunga lettera il ritratto di un campione diventato nel tempo soprattutto un esempio. “I campioni passano, gli esempi restano”, ha scritto Marotta, sottolineando il compito del club di custodire la memoria e trasmetterla alle nuove generazioni.

“Perché la memoria non è polvere da museo: è una lezione che cammina”, ha aggiunto il presidente nerazzurro, indicando in Mazzola un modello di umiltà, rispetto per compagni e avversari, sacrificio, cultura del lavoro e appartenenza. “Finché un ragazzo, indossando questa maglia, si ricorderà di Sandro, Sandro non se ne sarà mai andato”.

Nella lettera c’è anche il ricordo del campione. Mazzola fu protagonista della Grande Inter di Helenio Herrera e di Angelo Moratti, conquistando quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Nella finale di Vienna del 1964 segnò una doppietta contro il Real Madrid. Una carriera costruita in diciassette stagioni con una sola maglia, quella nerazzurra, dopo essere entrato nell’Inter da ragazzo.

Marotta ha ricordato anche l’altra grande sfida della carriera di Mazzola, quella con il Milan e con Gianni Rivera. Il primo derby arrivò il 24 febbraio 1963, quando Sandro aveva vent’anni e segnò dopo appena tredici secondi. Con la Nazionale vinse l’Europeo del 1968 e fu finalista al Mondiale del 1970, chiudendo con 70 presenze e 22 gol.

Ma per Marotta la grandezza di Mazzola andava oltre i numeri. “Era nove senza essere centravanti, otto senza essere centrocampista: ai ruoli preferiva il talento, agli schemi la fantasia”, ha scritto. E ancora: “Era un prodigio che la logica non sa spiegare”. Un talento accompagnato da un uomo “tenace e dignitoso”, sempre pronto a battersi per i compagni.

Il presidente dell’Inter ha ricordato anche gli ultimi anni, quando Mazzola continuava a vivere il rapporto con il club da tifoso. Nel maggio scorso era tornato a San Siro insieme a Gianfranco Bedin, Renato Cappellini e Aristide Guarneri, accolto dal popolo nerazzurro “come si accoglie un pezzo di casa”. E nel 2024 aveva festeggiato la Seconda Stella vivendo da tifoso la notte del derby del 22 aprile.

A Sant’Ambrogio è arrivato anche il messaggio di Massimo Moratti, letto da monsignor Carlo Faccendini. “Grazie per l’eredità che ci lasci per il ricordo del tuo stile, della determinazione e caparbietà. Grazie per i gol bellissimi che ci hanno fatto gioire. Raggiungi i campioni della Grande Inter del cui prestigio godiamo ancora adesso”, ha scritto l’ex presidente nerazzurro.

Tra gli ex compagni presenti alle esequie anche Gianfranco Bedin e Mario Muraro, mentre Gianfelice Facchetti ha ricordato il legame tra Mazzola e suo padre Giacinto. All’uscita della basilica, il pubblico nerazzurro ha accompagnato l’ultimo viaggio di Sandro con un applauso. Un saluto alla bandiera della Grande Inter, ma anche a un uomo che, come ha scritto Marotta, “non è mai stato un monumento”: è rimasto uno di famiglia.