Roma, 17 apr. (askanews) – Definita da molti come la nuova rivoluzione industriale, l’IA si è introdotta, in misura e in modi diversi, nella vita della stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Dal semplice utilizzo con fini ludici fino ad elemento essenziale in ambito lavorativo, l’intelligenza artificiale è un fenomeno che non può più passare inosservato. Per questo motivo, Rome Business School e Planeta Formaciòn y Universidades hanno dato vita al Barometro sull’IA e l’Occupabilità, indagine che dà una visione nitida ed evidenzia la mancanza di formazione all’interno delle aziende su un corretto utilizzo degli strumenti AI.
Le parole di Patricia Abad, Head of qualitative research, GAD3: “Questo studio dimostra che l’Italia è in linea con i risultati ottenuti ad esempio in Spagna, ma i principali risultati che possono essere utili a questi dipendenti e leader mostrano che esiste un grande divario tra la formazione che ricevono oggigiorno, che è molto personale, molto spontanea a modo loro, e la formazione che le aziende offrono. Quindi la conclusione principale per me, per i leader italiani, è formate i vostri dipendenti perché hanno bisogno di questa formazione, ma sono anche curiosi riguardo alle intelligenze alternative, quindi vogliono conoscere questi strumenti, vogliono sapere come applicarli al loro lavoro quotidiano e questa è un’ottima opportunità per sviluppare un modo di lavorare migliore.”
Apripista in Italia ChatGPT, tra i primi modelli di intelligenza artificiale conversazionale sviluppato da OpenAI, che ha reso possibile un’interazione diretta tra consumatori ed AI. Nonostante ciò, i numeri parlano chiaro: il 93% del campione intervistato conosce l’intelligenza artificiale, ma il 75% dei professionisti italiani non ha mai seguito corsi di formazione.
L’intervista a Valentino Megale, Program Director, RBS International Master in Artificial Intelligence: “Dobbiamo acquisire le skill di pianificazione, skill manageriali, quindi le skill del futuro per gestire anche l’AI sono per esempio la capacità di valutare quale AI è quella giusta per noi, la capacità di fare l’unboxing del problema, quindi quello che viene chiamato workflow analysis e praticamente poi la pianificazione del workflow, skill di monitoring, cioè la capacità di monitorare come l’AI sta funzionando.”
Il commento di Andrea Massaccesi, Principal Head of AI & Innovation, Key2People:” È chiaro che quello di ricorrere alle AI è in qualche modo da subito, quando si affronta un problema, è una tentazione che chiaramente abbiamo tutti, l’abbiamo sempre di più e dobbiamo chiederci come le prossime generazioni che entreranno nel mondo del lavoro, ma anche gli studenti banalmente, come approcceranno questo tema e che tipo di guida dobbiamo dargli in modo tale che riescano a maturare anche competenze significative come quelle che oggi sono diffuse nel mondo del lavoro.”
Lo studio è stato condotto in collaborazione con GAD3 ed ha coinvolto oltre 3.700 interviste a dirigenti e dipendenti in Spagna, Francia, Italia e Colombia. Nonostante la volontà di avviare dei percorsi formativi ad-hoc da parte delle aziende, il risultato della ricerca evidenzia alcune criticità. La formazione dovrà essere universale, dall’impiegato al dirigente, e soprattutto dovrà diffondere una maggior consapevolezza su come l’AI possa essere concretamente utilizzata nei vari campi professionali.
