Crotone, 30 gen. (askanews) – Al via a Crotone il dibattimento del processo penale per il naufragio di Cutro. Una coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in mare (SAR) che si sono costituite parti civili chiede verità e giustizia per la strage avvenuta a febbraio 2023, quando un’imbarcazione è affondata provocando la morte di almeno 94 persone e un numero imprecisato di dispersi.
Nel processo sono accusati di naufragio colposo e di omicidio colposo plurimo sei ufficiali appartenenti alla Guardia di Finanza e della Guardia Costiera.
L’avvocato Liborio Cataliotti difende il comandante Alberto Lippolis della Gdf: “Siamo consapevoli che c’è stata una tragedia umana ma altrettanto consapevoli che ci siano servitori dello Stato gravati da questo peso enorme, che è il processo stesso, con un’ombra che vogliamo eliminare”.
A Crotone è arrivata una delegazione di diverse organizzazioni SAR, insieme ai propri difensori e ad Amnesty International, in qualità di osservatore internazionale.
Si è affrontato anche il tema della possibilità per i media di registrare le udienze, una richiesta per ora negata. Per Francesco Verri, legale dei familiari delle vittime, questo è un processo di interesse internazionale che andrebbe seguito da tutti.
“Le persone direttamente interessate a questo processo non vivono in Calabria, ma in Aghanistan, Iran, Iraq, Germania, Olanda, Stati uniti e allora fargli seguire a distanza il dibattimento consentirebbe di colmare un gap, tanto che molti non si sono potuti costituire parti civili perché non sono potuti venire”.
Muhammad Shariq Shah è sopravvissuto al naufragio: “E’ un brutto momento, sono nervoso, ho ancora vivo il ricordo dell’incidente”.
Si è anche trattata la questione dell’ammissione delle prove ed è stato comunicato un primo calendario delle udienze: il 10, 17, 24 febbraio e 3 marzo, in cui saranno ascoltati i primi testi del pm.
Gianfranco Crua del collettivo Carovane migranti si è fatto portavoce dei familiari delle vittime: “Le famiglie aspettano verità e giustizia da tre anni, la premier aveva promesso loro di ricongiungerli con i familiari, non è successo nulla, noi stiamo sollecitando e quest’anno, siccome hanno paura di tornare e sentirsi dire altre bugie, ci hanno chiesto di rendere pubblica una loro lettera con un appello al governo e alle opposizioni affinché si diano da fare”.
