Roma, 14 ott. (askanews) – Grande apertura all’insegna di Beethoven, sabato 17 ottobre, per l’82esima stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti (Iuc) all’Aula Magna dell’ Università di Roma La Sapienza: l’Orchestra da Camera Canova diretta da Enrico Pagano – formazione in residenza alla Iuc – eseguirà la Seconda Sinfonia, e la violinista Hawijch Elders sarà protagonista del Concerto in re maggiore op. 61. Sarà il primo atto di un cartellone di 35 concerti in abbonamento, due matinée della rassegna Musica PourParler e un concerto fuori abbonamento, spaziando come ormai tradizione dai grandi interpreti internazionali ai giovani talenti, dal repertorio classico alla musica contemporanea, senza dimenticare la musica antica, il jazz e le nuove sonorità.
“La musica di Beethoven ha sempre avuto un ruolo centrale nella residenza artistica mia e dell’Orchestra Canova alla Iuc, fin dal primo concerto – nel 2021 – in cui eseguimmo l’Imperatore e la Settima Sinfonia – commenta Enrico Pagano, direttore d’orchestra e consigliere artistico – e questa stagione, che giustamente ha Beethoven come figura centrale, non poteva essere da meno. Abbiamo deciso di aprire con una delle sinfonie meno eseguite, la Seconda in Re maggiore, nella quale è però già palpabile quell’urgenza comunicativa che sarà tratto distintivo dell’opera beethoveniana. Quindi il Concerto per violino, anch’esso in Re maggiore, con la neo-vincitrice del Premio Mormone Hawijch Elders. Un progetto, quello del concerto op. 61, a lungo rimandato, che chiude l’ideale ciclo di residenza artistica avviato ormai sei stagioni fa”.
“Beethoven rappresenta senza dubbio la figura centrale ed emblematica della cultura musicale europea dell’epoca moderna – il commento del consigliere artistico Franco Piperno – tedesco di nascita, seppe farsi europeo interagendo da artista libero e indipendente con le vicende storiche degli anni di Napoleone e del Congresso di Vienna, ispirandosi alla musica francese degli anni della Rivoluzione, dialogando con l’opera italiana e con Rossini, studiando la cultura popolare inglese e scozzese, feconda fonte di ispirazione per i suoi ultimi anni. L’Italia dell’Ottocento apprezzò tardivamente l’arte di Beethoven, ma alla metà del secolo ne riconobbe pienamente la grandezza, spesso definendolo il Dante o il Michelangelo della musica: anche per questo Beethoven è oggi pienamente radicato nella prassi concertistica italiana, come dimostrano i cartelloni della Iuc”. (Photo Credit: Damiano Rosa)

