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venerdì, 27 Febbraio, 2026
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Alcide De Gasperi e il Piano Marshall

Il viaggio negli Stati Uniti, il rapporto Brown e la strategia di Washington aprono la strada alla ricostruzione europea: aiuti economici, integrazione dei mercati e argine al comunismo segnano la scelta occidentale dell’Italia.

Dopo il viaggio di Alcide De Gasperi nel gennaio 1947, l’industriale statunitense Lewis H. Brown redige, su richiesta del Presidente Harry Truman, un dettagliato rapporto sulla situazione socio-economica in Europa occidentale (con particolare attenzione al “caso Italia”). Rapporto che servì come base, in particolare, per l’elaborazione del Piano Marshall. 

L’iniziativa americana prende il nome dal Segretario di Stato di allora, George Marshall. Il Piano godeva di un raro sostegno bipartisan, a Washington, dove i Repubblicani controllavano il Congresso e quindi “contenevano” l’azione della Casa Bianca (dove siedeva Truman). In realtà alcuni “opinion makers” locali temevano il Piano Marshall, incerti se la ricostruzione postbellica europea e l’incoraggiamento della libera concorrenza rispondessero agli interessi degli Stati Uniti. Alla fine prevalse la linea “aperturista”, caldeggiata in particolare dal Presidente e dal Segretario di Stato. 

Il Piano Marshall fu in gran parte elaborato dal Dipartimento del Tesoro, in collaborazione con la Brookings Institution (un think-tank molto influente) su impulso del presidente della Commissione Esteri del Senato USA.

In un celebre discorso all’Università di Harvard nel giugno 1947, George Marshall parlò di una “urgente necessità di sostenere la ripresa europea”. Gli obiettivi degli Stati Uniti consistevano nella ricostruzione delle regioni devastate dalla guerra, la rimozione delle barriere commerciali, la modernizzazione dell’industria, il miglioramento della prosperità economica europea e la prevenzione della diffusione del comunismo. Il Piano Marshall proponeva la riduzione delle barriere interstatali e l’integrazione economica del continente europeo, incoraggiando al contempo un aumento della produttività e l’adozione di moderne procedure aziendali.

Gli aiuti furono ripartiti tra gli Stati partecipanti su base pro capite. Un importo maggiore fu destinato alle principali potenze industriali, poiché l’opinione prevalente era che la loro rinascita fosse essenziale per la ripresa generale dell’Europa. 

Il primo beneficiario dei fondi fu il Regno Unito (circa il 26% del totale). A seguire, i contributi più elevati andarono alla Francia (18%) e alla Germania Ovest (11%). In tutto furono circa diciotto i Paesi europei beneficiari. Sebbene invitata a partecipare, l’Unione Sovietica rifiutò il Piano e bloccò anche i benefici ai Paesi del blocco orientale, in particolare Romania e Polonia. 

In Italia, il dibattito fu particolarmente acceso. L’ambasciatore statunitense a Roma aveva fatto filtrare la notizia che, nel caso di una vittoria del “Fronte Popolare” (socialisti e comunisti) alle elezioni politiche del 18 aprile 1948, l’erogazione dei fondi del Piano Marshall sarebbe stata di fatto sospesa. 

Gli Alleati, inoltre, offrirono a De Gasperi la promessa del futuro ritorno di Trieste all’Italia (ne parleremo in una prossima puntata). Al contempo, arrivarono dagli Stati Uniti molte lettere di italo-americani che esortavano i propri connazionali a non votare per il “Fronte Popolare”, esaltando al contempo i benefici che sarebbero derivati al Belpaese da una vittoria elettorale della Dc.