HomeAskanewsAltissima tensione sull’Iran dopo gli avvisi di evacuazione delle ambasciate

Altissima tensione sull’Iran dopo gli avvisi di evacuazione delle ambasciate

Roma, 27 feb. (askanews) – Sale ulteriormente la tensione riguardo una possibile azione militare contro l’Iran, sulla scia di ulteriori avvisi di sicurezza ed evacuazioni di personale diplomatico dalla regione. Lunedì, il segretario di Stato americano Marco Rubio è atteso in Israele, e la conferma da parte del Dipartimento di Stato lascia aperte ipotesi di una possibile soluzione negoziata, o di un rinvio.

Oggi il Dipartimento di Stato Usa ha autorizzato la partenza del personale governativo non essenziale e dei familiari dell’ambasciata americana in Israele a causa dei rischi per la sicurezza, con ulteriori restrizioni previste in alcune aree di Israele, Gerusalemme e Cisgiordania L’ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee, ha inviato una email al personale della missione diplomatica per informarlo della decisione del dipartimento di Stato di autorizzarne la partenza “a causa di rischi per la sicurezza”, sottolinendo che chi desidera partire “dovrebbe farlo OGGI”.

Da parte sua, il ministero degli Esteri cinese ha invitato i connazionali a evitare viaggi in Iran e quelli già presenti a rafforzare le misure di sicurezza o lasciare il Paese. Anche il governo britannico ha annunciato un’evacuazione temporanea del proprio personale dall’Iran.

In un clima di crescente allerta, nel corso del terzo round di colloqui sul nucleare tenuti ieri a Ginevra, Stati Uniti e Iran non sono riusciti a trovare un accordo comune, nonostante le affermazioni del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi su un clima distensivo. I colloqui, mediati dal ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, hanno registrato “progressi importanti”, secondo lo stesso diplomatico omanita, che ha annunciato nuovi incontri tecnici la prossima settimana. Parallelamente, gli Stati Uniti continuano a rafforzare la loro presenza militare nella regione. In un’intervista al Washington Post, il vicepresidente JD Vance ha dichiarato: “L’idea che saremo coinvolti in una guerra in Medio Oriente per anni senza alcuna prospettiva di fine non ha alcuna possibilità di accadere”, precisando che sul tavolo restano sia opzioni militari “per garantire che l’Iran non ottenga un’arma nucleare” che una soluzione negoziale. Pur sottolineando che la scelta finale dipende dal presidente Donald Trump, il quale ha confermato pubblicamente il suo interesse per un cambio di regime a Teheran, definendolo “la cosa migliore che potrebbe accadere”, Vance ha ribadito che un eventuale intervento militare non si trasformerebbe in un conflitto prolungato come quelli del passato, e ha aggiunto: “Penso che tutti preferiremmo l’opzione diplomatica, ma dipende davvero da ciò che gli iraniani fanno e dicono”.

Il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, è atteso oggi a Washington per incontrare il vice presidente americano, e altri funzionari Usa.

La visita arriva all’indomani del terzo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran sul nucleare iraniano, mediati da Albusaidi che ieri ha parlato di “progressi importanti” registrati nel corso delle trattative, annunciando per la prossima settimana nuovi colloqui tecnici.