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martedì, 13 Gennaio, 2026
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Alto Adige: oltre le identità, il malessere

Al di là delle appartenenze linguistiche, l’Alto Adige mostra una frattura crescente tra cittadini e istituzioni, tra promesse politiche e realtà sociale.

Oltre il disagio identitario

Esiste – è vero – un problema che riguarda il disagio degli italiani in Alto Adige: dall’uso della lingua, al tema della casa, a quello del lavoro fino all’inclusione “vera”, un termine che qui si usa come un mantra ma che in realtà spesso è solo un mero flatus vocis. Ma esiste anche – qui e altrove – un disagio di tutti, oltre il gruppo linguistico di appartenenza.

La politica sta dibattendo cause ed effetti, il focus è diventato virale ma le responsabilità del malessere collettivo vanno forse cercate in primis proprio nel gap che separa istituzioni e cittadini. È innanzitutto un problema di rappresentatività: ascoltando e intercettando la voce della gente si ha la sensazione che anche qui si replichi la frattura che si percepisce a livello sociale generale tra paese legale e paese reale.

La casa come cartina di tornasole

Il tema della casa è emblematico: l’affitto di un modesto appartamento equivale ormai a uno stipendio medio, non parliamo di una pensione, che lo rende irraggiungibile. L’acquisto di un’abitazione in condominio è proibitivo, i prezzi sono alle stelle e fuori portata: si parla di centinaia di migliaia di euro, fino a oltre il milione.

Mi spiega un sindaco: «è il libero mercato». Vero, ma la politica ha anche una funzione di controllo e di calmiere, di giustizia sociale. Qualche anno fa si incentivava il turismo delle seconde case, adesso nemmeno i nativi del posto, in particolare le giovani coppie, trovano casa a costi umanamente sostenibili. Venire a vivere qui era una scelta di vita, ora diventa un’utopia.

Costo della vita e fuga dei giovani

La spesa alimentare e dei prodotti domestici sale vorticosamente: Bolzano è la città più cara d’Italia ma anche nelle località delle valli, da un giorno all’altro, entrando in un supermercato si ha sempre la sgradita sorpresa di rialzi ingiustificabili.

Quanto al lavoro, avrà un significato il fatto che negli ultimi cinque anni molti giovani altoatesini siano emigrati all’estero: il brain drain è compensato solo dal brain gain di immigrati prevalentemente occupati in strutture alberghiere. È un problema sociale ed economico ma anche di mutamento dell’identità collettiva: si va perdendo a poco a poco quel genius loci che rendeva unica e tutelata la tradizione culturale del posto, un valore incommensurabile.

Politica miope e disagio sociale

Molte scelte politiche sembrano dettate più da demagogia che da buon senso e lungimiranza. I Rapporti CENSIS e ISTAT, che raccontano i flussi demografici presenti e futuri, la loro sostenibilità antropologica e culturale, l’evoluzione o l’involuzione della società, gli egoismi emergenti, il rancore collettivo, gli interessi commerciali che sgretolano i valori umani, dovrebbero essere letti e studiati anche da queste parti.

Microcriminalità, traffico di droga, violenza gratuita e di genere, anche tra giovani e giovanissimi, producono un senso di insicurezza e un disagio sociale profondo. Ormai è un trend pervasivo e quasi inarrestabile, facilitato dall’uso disinvolto delle armi e dall’incontrollato utilizzo delle tecnologie che alimentano reati sottotraccia. Solo grazie alle forze dell’ordine questo mercimonio di violenza è controllato e combattuto.

Sicurezza e responsabilità collettiva

In questi giorni in Italia sono accaduti due fatti di gravità inaudita, solo gli ultimi di una lunga deriva: una giovane è stata strangolata e forse abusata a Milano; un capotreno pugnalato e ucciso a Bologna. Entrambi per mano di persone irregolari, presenti sul territorio nazionale nonostante precedenti reati e provvedimenti di espulsione.

Sono soggetti tollerati dall’indifferenza sociale, clandestini, spesso privi di documenti di riconoscimento ma sovente provvisti di numerosi alias: espulsi con un cognome rientrano con false generalità. Arrestati e condannati per omicidio non scontano la pena per intero perché qualcuno confida nella loro redenzione.

Solidarietà e pragmatismo

Il tema della sicurezza sociale è in cima all’agenda delle priorità. Di fronte a questi reati sorprende che si decida di ospitare nei centri di accoglienza tutti i senza fissa dimora senza procedere alla loro identificazione. Sono decisioni da prendere cum grano salis, perché si riverberano sulla sicurezza di tutti, alimentando un disagio percepibile.

La solidarietà sociale e le scelte umanitarie sono valori da realizzare, ma sempre con sostenibile pragmatismo.