Roma, 10 giu. (askanews) – Usare il “modello Pnrr, con gli opportuni correttivi” in modo da riuscire a sfruttare i fondi europei “che questo paese non non spende”, proprio ora che il Pnrr va a chiudersi. “Continuare con le riforme, combattere fortemente le ideologie tra chi dice ‘cambiamenti climatici sì e chi dice cambiamenti climatici no'”. Perché in Italia “abbiamo strumenti di mitigazione, interventi di efficientamento dell’energia, la rigenerazione urbana, abbiamo le competenze, le tecnologie e sicuramente con la volontà politica di portarle avanti. Bisogna cercare alleanze”. E poi “questo paese ha disperatamente bisogno di una legge” sull’urbanistica. È la ricetta delinata da Federica Brancaccio, presidente dell’Ance intervenuta oggi ad un dibattito al Forum PA.
Su questi temi “è assolutamente fondamentale che si faccia rete, che si faccia sistema, anche perché le opere che già esistono vanno portate avanti. Serve che nessun anello della catena salti. Noi come associazione da anni lavoriamo a un cambio di approccio, anche di tencologie e cultura, sui temi di rigenerazione urbana, dell’adattamento climatico, dell’efficientamento energetico. Di come come intervenire sui territori può migliorare l’ambiente o i consumi”.
Brancaccio ha però rimarcato che l’edilizia è “in assoluto il settore che richiede più autorizzazione della PA, ovviamente per gli appalti ma anche per iniziative private”.
Quanto alla rigenerazione urbana e a cosa serva “per andare nella direzione giusta: un quadro normativo chiaro. Questo paese ha disperatamente bisogno di una legge – ha detto -. Ci si muove su una materia regolata da una legge urbanistica del 1942, quando non c’erano né la Costituzione, né le Regioni. È veramente un grande caos quindi serve e, speriamo di arrivarci, un quadro normativo dove ci si possa muovere adeguatamente”.
Per quanto riguarda il piano casa “noi cosa chiediamo -ha proseguito la presidente Ance -? Chiediamo di continuare a lavorare sulle riforme. Il Pnrr ha avuto la riforma del codice dei contratti. Riforme e semplificazioni hanno fatto sì che il Pnrr sia andato molto meglio di ogni rosea aspettativa, perché godeva di semplificazioni, riforme e monitoraggio. Quindi un quadro chiaro, un governo centrale, una cabina di regia che non andava a invadere le autonomie degli altri enti ma era una guida, uno stimolo, e dava anche alcune risposte, perché non tutti gli enti territoriali hanno una struttura adeguata”.
Questo è il motivo per cui “chiediamo che si applichi il modello Pnrr con gli opportuni correttivi, perché sappiamo anche che cosa non funziona, ora sulla spesa di quei fondi strutturali europei che questo paese non spende. Siamo preoccupati per il tracollo del dopo Pnrr? E il piano casa richiede del tempo? Ma ci sono i soldi dei fondi europei”, ha sottolineato Brancaccio.
E poi c’è anche “il tema del risparmio delle famiglie italiane che non entra nell’economia. Quindi continuare con le riforme, combattere fortemente le ideologie. Abbiamo le competenze, le tecnologie e sicuramente la volontà politica di portarle avanti e di cercare alleanze”, ha concluso.
