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giovedì, 15 Gennaio, 2026
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Anna Maria Cecere condannata a 24 anni per l’omicidio di Nada Cella. La cugina: dopo 30 anni giustizia è fatta

Genova , 15 gen. (askanews) – La Corte d’assise di Genova ha condannato a 24 anni di reclusione l’ex insegnante Anna Lucia Cecere per l’omicidio di Nada Cella, la segretaria di 25 anni uccisa nel maggio del 1996 a Chiavari, in provincia di Genova, nello studio del commercialista Marco Soracco dove lavorava. Per la Cecere è stata riconosciuta l’aggravante dei futili motivi ma non quella della crudeltà. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la donna, avrebbe ucciso Nada Cella per gelosia, sia professionale, perché avrebbe voluto prendere il suo posto nello studio, sia sentimentale, perché sarebbe stata innamorata del commercialista. Lo stesso Soracco è stato condannato a due anni di reclusione per favoreggiamento. Al momento del pronunciamento della sentenza di primo grado, Anna Lucia Cecere non era presente in aula, mentre era presente il commercialista Soracco. “Non me l’aspettavo, pensavo che venisse riconosciuta la mia estraneità. Prendiamo atto di quello che ha deciso la Corte ma ci opporremo nel prossimo grado. È inaccettabile”:  le prime parole del commercialista Marco Soracco dopo la lettura della sentenza che lo condanna a 2 anni di reclusione. “La condanna alla Cecere? Penso alla mia posizione – ha aggiunto Soracco rispondendo alla domanda di un cronista – come ho sempre detto fin dall’inizio la conoscevo solo superficialmente. Se il giudizio è fondato è stata fatta giustizia, se non è fondato invece no”, ha concluso.

“Giustizia è fatta. Speravo ma non me l’aspettavo. Non ho ancora capito quello che è successo, Nada non torna più ma giustizia è fatta”. Lo ha detto Silvia Cella, cugina di Nada Cella, subito dopo la lettura della sentenza che condanna Anna Lucia Cecere a 24 anni di reclusone per il delitto di 30 anni fa.

“È una cosa emozionante – ha aggiunto Silvia Cella – stranissima. Sono passati 30 anni, qualche anno fa non lo avrei mai sperato. Pensavo che Nada fosse stata dimenticata”. “Trent’anni sono tanti – ha concluso la cugina di Nada Cella – perché quello che gli investigatori hanno ora lo avevano anche 30 anni fa. Per cui sarebbe stato molto più semplice. Hanno lavorato sulle stesse cose gli investigatori e la Procura e hanno fatto un lavoro epocale, immenso, perché, sentendo le persone dopo 30 anni, i ricordi svaniscono, si ricordano cose diverse, è difficilissimo”.