Roma, 21 gen. (askanews) – E’ difficile che il Pd ritrovi l’unità sull’antisemitismo: il ddl Giorgis che verrà presentato domattina all’assemblea dei senatori quasi certamente non verrà firmato dall’ala riformista del partito che aveva sottoscritto il Ddl Delrio poi scomunicato dal quartier generale democratico. Non ci sono ancora decisioni sull’atteggiamento da tenere, la bozza del ddl Giorgis è ancora riservata, pochissimi hanno avuto modo di leggerla e i firmatari del testo Delrio faranno il punto questa sera.
Si vuole prima leggere bene il provvedimento e ascoltare ciò che verrà detto in assemblea, ma le prime indiscrezioni trapelate non sono piaciute a chi ha sottoscritto il ddl presentato dall’ex ministro a novembre.
Nel testo elaborato da Giorgis, secondo quanto si apprende, viene usata una definizione di antisemitismo diversa da quella scelta da Delrio e “adottata anche dal Parlamento europeo e dal governo Conte II”, sottolinea uno dei riformisti. Quella formula, secondo il vertice Pd, è troppo ampia, rischia di esporre alla censura anche legittime prese di posizione contro la politica di Israele, di “criminalizzare” il dissenso verso Netanyahu.
Per questo motivo il ddl Delrio aveva irritato molto il vertice Pd e il capogruppo in Senato Francesco Boccia, a dicembre, aveva pubblicamente disconosciuto l’iniziativa: “Il disegno di legge presentato dal senatore Delrio è un’iniziativa a titolo personale – aveva detto – legittima ma non rappresentativa della posizione del Pd”. All’assemblea del partito del 14 dicembre, poi, c’era stato un confronto duro tra Boccia e Delrio, sempre su questo tema.
Ora arriva la proposta ‘ufficiale’ del Pd, che si ispira alla ‘Dichiarazione di Gerusalemme’ per la definizione di antisemitismo. Una formulazione che distingue chiaramente tra le espressioni di odio verso gli ebrei le critiche, anche dure, verso Israele. Inoltre, il testo Giorgis si applicherebbe non solo alle manifestazioni di antisemitismo, ma anche a tutte le espressioni di razzismo e intolleranza, anche verso altre fedi religiose.
Per i riformisti è un modo per annacquare il senso originario del provvedimento, mirato a contrastare l’ondata di odio verso gli ebrei innescata dall’assedio israeliano a Gaza. Delrio già nelle scorse settimane aveva ripetuto che non avrebbe ritirato il proprio ddl e tutti danno per scontato che non firmerà domani il testo Giorgis. Ma anche il resto dei riformisti molto difficilmente potrà convergere sul testo ‘ufficiale’.
