Il quadro globale delle dotazioni nucleari
Nel suo periodico magazine “Nota diplomatica” il saggista e politologo James Hansen – citando i dati desunti da “Global Military Forces Database & Intelligence Platform” – esplora lo stato delle dotazioni nucleari dei 9 Paesi che nel 2026 sono in possesso di questa terribile arma di distruzione di massa.
L’arsenale complessivo di queste potenze mondiali dotate dell’atomica è stimato dunque in circa 12.100 testate nucleari. Va considerato tuttavia che non tutte sono “pronte all’uso”: in particolare in ogni Paese che fa parte di questa sinistra classifica il numero delle testate in dotazione è superiore al numero dei vettori che potrebbero lanciarle, inoltre occorrerebbe approfondire quante di queste armi sono effettivamente pronte all’uso.
James Hansen stesso – sempre attento ai dati e alle informazioni – evidenzia che all’incirca 9.600 dovrebbero essere in ‘stoccaggio’, 3.900 pronte all’impiego e circa 2.100 in stato di allerta, cioè pronte al lancio.
La memoria di Hiroshima e Nagasaki
Se ricordiamo gli effetti delle due bombe atomiche lanciate su Hiroshima e Nagasaki rispettivamente il 6 e il 9 agosto 1945 – che causarono più di 200 mila vittime oltre alle persone sopravvissute ma colpite dalle radiazioni – possiamo immaginare le conseguenze che, a distanza di 80 anni e con mezzi sempre più sofisticati per potenza e gittata, provocherebbero i lanci incrociati di ordigni nucleari dalle rampe di lancio di Paesi in conflitto tra loro.
L’autore di questa ‘agenzia’ riferisce peraltro che “questi numeri non sono particolarmente segreti, visto che il possesso di armi atomiche serve in primo luogo a dissuadere altri paesi dall’attaccare chi le possiede. È dunque opportuno che i governi potenzialmente ostili siano avvertiti della terribile vendetta a cui andrebbero incontro…”.
Deterrenza e rischio di errore
Il possesso di armi atomiche viene infatti ostentato dai Paesi che ne sono in possesso più per il loro potenziale deterrente che per il possibile, effettivo uso. Le sedi ONU sul disarmo ricordano tuttavia che il rischio nucleare non nasce soltanto dall’intenzione deliberata ma anche da «miscalculation, miscommunication, misperception o accident».
UNIDIR richiama inoltre il ruolo che nella storia dei near misses ha avuto il giudizio umano nel fermare false segnalazioni e quasi-escalation.
Escalation e fallimento della politica
Tuttavia giocare sulla ‘minaccia’ come strumento di dissuasione reciproca alza di molto il rischio che qualcuno possa dare il via al primo attacco con conseguenze disastrose inimmaginabili: non è questo il mondo che vogliamo e questa prova di forza e muscolarità non fa altro che elevare il numero di armi nucleari in dotazione alle potenze che già ne hanno la disponibilità.
Quando le vie diplomatiche non sono più esperibili e i negoziati falliscono per le tensioni montanti ecco che le minacce prendono il sopravvento: le vittime degli attentati e delle guerre – basti pensare a quelle in atto in Ucraina e in Medio Oriente con un impegno diretto delle superpotenze – sono già in numero spaventoso ma – sottotraccia – il pericolo ad un ricorso alle armi atomiche è sempre incombente perché prevale una visione unilaterale di sopraffazione e dominio.
I leader mondiali (non sempre) parlano di pace ma praticano l’aggressione e la violenza bellica come strumento di soluzione dei conflitti: ‘si vis pacem para bellum’. La personalizzazione radicale delle leadership mondiali non tiene conto delle volontà dei popoli e il fanatismo prevale sulla ragione e perde di vista il bene comune.
Il “pulsante” e la responsabilità umana
Il passaggio dalla tirannide al delirio di onnipotenza è sempre incombente e i fattori soggettivi, l’assenza di una visione lungimirante delle scelte e le sfide incrociate a livello planetario evocano la minaccia che nell’immaginario collettivo si adombra: che qualcuno prema il famigerato “pulsante” che darebbe il via all’inizio della fine.
Testate nucleari (2026)
Russia (5.459)
USA (5.177)
Cina (600)
Francia (370)
Regno Unito (225)
India (180)
Pakistan (170)
Israele (90)
Corea del Nord (50)
