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martedì, 3 Febbraio, 2026
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Askatasuna, Governo sfida opposizioni: su Piantedosi Senato voterà

Roma, 3 feb. (askanews) – Si arena definitivamente a palazzo Madama l’appello lanciato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a “una stretta collaborazione istituzionale” sui temi della sicurezza dopo gli scontri di Torino e in attesa che il Consiglio dei ministri, rinviato a giovedì, vari gli attesi provvedimenti sul tema. In conferenza dei capigruppo la maggioranza e il Governo trasformano in “comunicazioni” (quindi con voto) l’informativa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi attesa per domani in aula, sulla falsariga di quella resa oggi alla Camera. Ma la decisione non era stata ancora deliberata dall’assise dei presidenti dei gruppi di palazzo Madama e la scelta delle comunicazioni consente alla maggioranza di sfidare le opposizioni sul tema della violenza di piazza. Tema sul quale le parole di oggi a Montecitorio del titolare del Viminale (“chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità”) indica la strada di un nuovo scontro politico frontale con le minoranze parlamentari.

Il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, spiega ai cronisti le ragioni della presa di posizione del Governo: “I fatti di Torino sono troppo gravi, troppo seri per una semplice informativa: ci sono stati 108 poliziotti feriti”, dice, “quindi è necessario (…) che ci sia un documento votato dal Parlamento” che condanni i fatti e “dica che non c’è spazio per chi minimizzi neghi o in qualche modo giustifichi questo tipo di violenza”. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, si dice “deluso” dalla conferenza dei capigruppo e rivendica il suo tentativo di mediazione, avviato peraltro già nei contatti precedenti alla riunione formale: “È stata mia premura – spiega – cercare di rendere il documento assolutamente condivisibile, cioè fondato esclusivamente su principi generali. Purtroppo non c’è stata la possibilità neanche su questo documento di trovare i presupposti per dire sì quantomeno alla comunicazione di tutto”.

Le opposizioni accusano di fatto il Governo di cercare di metterle in trappola sul caso Torino e non lesinano termini durissimi: per Raffaelle Paita, capogruppo di Italia viva al Senato, l’appello all’unità nazionale della premier era “un bluff”, per Francesco Boccia del Pd “c’è il tentativo di usare la sicurezza come clava politica contro le opposizioni”. Secondo Stefano Patuanelli del M5S la volontà di Governo e maggioranza “è semplicemente quella di speculare su questo fatto per presentare misure che per noi sono inaccettabili, per arrivare a uno Stato di polizia”. Tino Magni di AVS rincara la dose: “Noi non abbiamo timori a discutere di sicurezza e di garanzia democratica”, rivendica, mentre “loro hanno invece dei cadaveri da nascondere”, aggiunge, tirando in ballo la tragica manifestazione di destra del 12 aprile 1973 nella quale venne ucciso un agente di polizia e alla quale prese parte, secondo le cronache dell’epoca, l’attuale presidente del Senato.

Nel tardo pomeriggio i capigruppo delle opposizioni di palazzo Madama partoriscono una nota unitaria tornando su uno dei passaggi della conferenza dei capigruppo: il rifiuto della maggioranza di trasformare in “comunicazioni”, quindi con un voto su risoluzioni, anche l’informativa del ministro della Protezione civile, Nello Musumeci sulle conseguenze della recente ondata di maltempo nel Sud Italia. “La verità è che questa destra – accusano – strumentalizza quanto avvenuto a Torino per avallare scorciatoie autoritarie sulla sicurezza, ma salva dalle loro responsabilità Musumeci e Schifani”.

Uscite unite dalla capigruppo e con questa nota congiunta, le opposizioni potrebbero però trovarsi nuovamente divise sui testi da votare domani. Nel pomeriggio non c’è ancora nessuna conferma sull’ipotesi di una risoluzione unitaria, “tenteremo di farla”, era il refrain comune all’uscita dalla riunione dei capigruppo, ma nessuno finora, a microfoni spenti, se la sente di confermare che si possa fare. Una traccia sui contenuti possibili del documento viene dalle dichiarazioni di Patuanelli. Il M5S, lascia intendere ai cronisti, vuole premere l’acceleratore sui “veri” problemi della sicurezza: “Voglio vedere come Governo e maggioranza faranno a votare no” alle richieste di assumere 23mila agenti delle forze dell’ordine, a risorse certe per presidi di polizia nelle grandi aree metropolitane, “a rivedere le misure di Nordio che prevede di avvisare 5 giorni prima gli arrestandi o quando chiederemo di rivedere le norme del decreto Cartabia che prevede l’improcedibilità d’ufficio per alcuni reati che sono sempre più presenti e diffusi”.