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mercoledì, 4 Febbraio, 2026
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Askatasuna, il Senato dice sì a Piantedosi ma le opposizioni restano unite

Roma, 4 feb. (askanews) – I violenti scontri di piazza del 31 gennaio a Torino non hanno sulle opposizioni lo stesso effetto delle discussioni sul riarmo e la guerra in Ucraina. Al Senato Pd, M5S, IV e AVS depositano una risoluzione unitaria sulle comunicazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e si presentano congiuntamente davanti ai cronisti con i rispettivi capigruppo. L’obiettivo è rappresentare anche visivamente la scelta di ricompattarsi di fronte a quella che giudicano la “strumentalizzazione” di Governo e maggioranza sui fatti del 31. Qualche leggero malumore lo desta inizialmente, fra gli alleati, il gioco d’anticipo del leader M5S, Giuseppe Conte, che in tv annuncia per primo che i suoi hanno presentato una risoluzione “come M5s” e che “le altre forze di opposizione la condividono”. Stefano Patuanelli, capogruppo stellato a palazzo Madama, lo conferma poco dopo ai cronisti: “Il testo è a mia prima firma e contiene gli undici impegni che avevamo chiesto”.

Alla fine, come la logica dei numeri impone, in aula passa la risoluzione di maggioranza, che oltre a ribadire la solidarietà con le forze dell’ordine e a denunciare “un clima di crescente ostilità e violenza nei confronti degli uomini e delle donne in divisa”, ribadisce la linea governativa degli sgomberi dei centri sociali, “un dovere dello Stato che non giustifica in alcun modo forme di violenza e devastazione”. Leggermente sfumato, ma comunque messo nero su bianco, l’accenno al molto discusso “fermo preventivo” dei contestatori, che Piantedosi sollecita nuovamente nel corso delle sue comunicazioni in aula: la risoluzione suggerisce di rendere “più efficace (…) l’attività di prevenzione della commissione di reati in occasione di pubbliche manifestazioni”.

Nella risoluzione unitaria delle opposizioni M5S-Pd-Iv-AVS non ci sono critiche alla gestione governativa dell’ordine pubblico, c’è la condanna delle violenze degli antagonisti accanto all’annuncio del no al nuovo decreto sicurezza atteso per domani in Consiglio dei ministri. Il documento, infatti, oltre a riportare le richieste specifiche del M5S sulle assunzioni nelle forze dell’ordine e sulle modifiche normative per reintrodurre la procedibilità d’ufficio per “reati di particolare disvalore sociale” oltre all’abrogazione di “alcune recenti norme contenute nel c.d. decreto Nordio” (il riferimento è alla convocazione preventiva degli “arrestandi” per alcuni reati anche gravi), propone di impegnare il Governo “a non fare ricorso in materia di ordine pubblico allo strumento della decretazione d’urgenza”. E nel merito, dice no al fermo preventivo attraverso nuovi “provvedimenti amministrativi limitativi della libertà personale”, no alla cauzione per le manifestazioni, no all’immunità penale per i componenti delle forze dell’ordine. Al centro delle dichiarazioni di giornata dei capigruppo della minoranza parlamentare c’è la questione dei diritti: “La sicurezza – avverte Francesco Boccia del Pd – è un valore non negoziabile e va costruita nel pieno rispetto della Costituzione”. “Dobbiamo difendere fino in fondo i diritti fondamentali, la libertà di manifestare, la libertà del dissenso. Questi sono principi sacri in questo paese”, afferma Peppe De Cristofaro di AVS. Per Stefano Patuanelli (M5S) “è chiaro” che quanto è accaduto a Torino “viene strumentalmente utilizzato dalla destra per pensare a misure restrittive delle libertà personali, della possibilità di manifestare democraticamente il proprio dissenso verso il Governo”.

Quando le forze di maggioranza hanno convertito in “comunicazioni” al Senato l’attesa informativa, che è quella che Piantedosi ha svolto alla Camera, un certo scetticismo era alquanto diffuso, nei ranghi dei gruppi di opposizione, sulla possibilità di una risposta unitaria. Ma se Azione si distingue in aula con una risoluzione separata e il suo leader Carlo Calenda rivendica il rifiuto della logica “di fazione” per affrontare il merito degli interessi del Paese, è Raffaella Paita di Italia viva, davanti ai cronisti, a tirare le fila della giornata: “Noi ci siamo, il centrosinistra c’è, il centrosinistra è unito e il giorno in cui la destra si spacca con Vannacci, il centrosinistra trova il primo punto di quadratura del cerchio su una questione fondamentale come la sicurezza per i cittadini. E ora siamo pronti – rivendica – a lanciare la sfida a questo governo”.