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lunedì, 26 Gennaio, 2026
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Auschwitz, oltre l’aritmetica

Minoranze, percentuali e memoria: perché la democrazia non può ridurre l’umano a calcolo e perché Auschwitz continua a interrogare il presente, oltre ogni statistica storica e politica del nostro tempo.

La trappola delle percentuali

A conferma dell’attualità della tragedia di Auschwitz e di tutti i lager e i gulag di questo globo sempre più piccolo vi è un equivoco che, appunto, può esser drammatico: quello sulle “minoranze”. Gli ebrei, anche dove la loro presenza era (o è) robusta, in Europa erano (sono) una minoranza. Si tratta, in percentuale, di numeri relativamente piccoli, non di rado minuscoli. Eppure, con la Shoah, ne sono stati barbaramente uccisi milioni, comprese bambine e bambini. E altre centinaia di migliaia di persone – dai pazienti psichiatrici agli omosessuali, dai nomadi ai Testimoni di Geova, e altri/e ancora – ne hanno condiviso la sorte, partecipando della loro morte.

Democrazia e rispetto del singolo

“Minoranze”, dunque; piccoli numeri, divenuti tuttavia grandi numeri. Attenzione, insomma, alla logica bugiarda delle percentuali. La democrazia si fonda sì sul “calcolo” della maggioranza; nello stesso tempo, però, si basa sul rispetto delle minoranze, di quelle consistenti e di quelle minime. Sul rispetto del “particolare”, di ogni singolo individuo. I due fattori hanno pari importanza.

Il silenzio dei pochi

Il pensatore alsaziano ed ebreo André Neher (1914-1988), al cui capolavoro L’esilio della parola. Dal silenzio biblico al silenzio di Auschwitz ho dedicato un volumetto, oltre al silenzio dei campi di sterminio e, per chi crede, al silenzio di Dio, evocava il silenzio dei pochi che vedevano, sapevano e tacevano. Pochi, ma non per questo estranei al genocidio.

Memoria come criterio politico

Occorre, in definitiva, grande cautela nell’adottare criteri aritmetici superficiali rispetto ai fenomeni sociali, politici, storici e, in generale, umani. Averne sempre Memoria è decisivo.