Roma, 16 ott. (askanews) – La Banca d’Italia ha consistentemente rivisto al rialzo le previsioni di crescita economica della Penisola. Ora per quest’anno stima una espansione del Pil dell’1%, a cui dovrebbe seguire un più 0,7% nel 2027 e un più 0,6% nel 2028, in termini assoluti.
Bankitalia elabora delle stime anche correggendo i dati per il numero di giornate lavorative: in questo caso dopo il più 0,7% del 2025 è previsto un più 0,9% del Pil quest’anno, più 0,7% il prossimo e più 0,8% nel 2028. Lo scorso giugno, i dati corretti indicavano più 0,5% di crescita sul 2026, più 0,4% sul 2027 e più 0,9% sul 2028.
“L’attività economica beneficerebbe di un andamento favorevole della domanda estera – spiega l’istituzione di Via Naizonale -. Quella interna risentirebbe del rincaro dell’energia e dei maggiori costi di finanziamento, che frenerebbero la spesa delle famiglie e i piani di investimento delle imprese”.
Il quadro previsionale “rimane fortemente dipendente dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dai suoi effetti sui prezzi delle materie prime e sui prodotti raffinati”, avverte Bankitalia. “Nello scenario di base l’andamento dei prezzi del petrolio e del gas naturale è, come di consueto, fissato sulla base delle più recenti quotazioni nei mercati a pronti e a termine”.
Per l’inflazione Bankitalia ha alzato al 3,2% la stima sulla media di quest’anno, dal 3,1% di giugno, al 2,4% la previsione sul 2027 (2% a giugno) mentre sul 2028 il carovita si attenuerebbe in maniera più decisa all’1,7% (a giugno era stimato 1,9%).
“L’inflazione di fondo – prosegue lo studio – rimarrebbe sostanzialmente stabile intorno al 2 per cento lungo l’orizzonte previsivo”.
Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, ora Bankitalia prevede che dal 6,1% registrato sulla media del 2025 scenda a un minimo del 5,8% quest’anno, per poi risalire al 6% sia sul 2027 che sul 2028. Lo scorso giugno prevedeva 5,4% quest’anno e 5,5% sui due anni successivi.
“L’incertezza su queste proiezioni è elevata, in particolare in connessione con l’evoluzione del conflitto mediorientale. Le conseguenze di andamenti differenti dei prezzi delle materie prime – si legge – sono esaminate in scenari alternativi”.

