Roma, 19 mar. (askanews) – Tassi di interesse fermi al 2% nell’area euro, per ora. Perché è chiaro che con il petrolio che prolunga la permanenza sopra la soglia dei 100 dollari, in prospettiva per la Banca centrale europea questa linea di politica monetaria diventa più difficile da tenere.
L’istituzione ha rivisto al rialzo le previsioni di inflazione e ha abbassato quelle di crescita. Quest’ultimo elemento ha anche un effetto contenitivo sul carovita, ma solo parziale.
Secondo la Bce la guerra in Iran e il quadro conflittuale in Medioriente “hanno aumentato in maniera rilevante l’incertezza” e i conseguenti rincari dell’energia “avranno un impatto consistente sull’inflazione nel breve termine”.
Ora per l’eurozona la Bce prevede una crescita dello 0,9% quest’anno (0,3 punti in meno rispetto alle stime di dicembre) dell’1,3% il prossimo e dell’1,4% nel 2028. L’inflazione dovrebbe risalire al 2,6% quest’anno, attenuarsi al 2% il prossimo e segnare il 2,1% nel 2028. Ma queste sono le previsioni dello “scenario di base”. Poi c’è uno scenario “avverso” in cui la crescita si ridurrebbe allo 0,6% quest’anno e uno scenario “grave” in cui si limiterebbe allo 0,4%. Nel primo caso, l’inflazione quest’anno toccherebbe il 3,5%, nel secondo il 4,4% e poi il 4,8% nel 2027.
È chiaro che con scenari di questo genere, difficilmente la Bce resterebbe ferma. La presidente Christine Lagarde ha evitato di sbilanciarsi sulle mosse future: per eventuali cambiamenti ai tassi “non posso darvi una data, ma vi posso assicurare che procederemo sulla base delle analisi e del lavoro prodotto dai tecnici”, ha affermato nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo.
Sempre oggi i tassi di interesse di riferimento sono stati confermati, rispettivamente, anche dalla Banca centrale del Giappone, della Svizzera e della Gran Bretagna. Così come ieri una decisione analoga è stata adottata dalla Federal Reserve, la Banca centrale degli Stati Uniti. In tutti i casi è comunque evidente che nell’ipotesi di stabili rialzi dell’inflazione, la rotta monetaria verrà rivista.
Lagarde ha poi sostenuto che nell’area euro “siamo ben posizionati e ben equipaggiati per navigare questa incertezza”, con l’inflazione che è rimasta vicina al al 2% a lungo, le aspettative sui prezzi “ben ancorate” e l’economia che ha “dimostrato resilienza negli ultimi trimestri”, ha detto. “Monitoriamo attentamente la situazione e il nostro approccio basato sui dati ci aiuterà a stabilire la linea (monetaria) appropriata”, ha aggiunto.
Secondo Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments “il rischio è orientato verso l’alto: un’escalation del conflitto in Iran che spinga i prezzi dell’energia verso l’alto e aumenti i rischi di effetti di secondo impatto potrebbe giustificare un rialzo già ad aprile”.
