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Biennale Arte 2026, Padiglioni della Scozia e del Lussemburgo

Venezia, 11 mag. (askanews) – Alla Biennale Arte 20026 l’evento collaterale Scotland + Venice presenta Shame Parade degli artisti Bugarin + Castle a cura di Mount Stuart Trust. Dai castelli scozzesi ai cimiteri filippini, Bugarin + Castle esplorano geografie e periodi storici sovrapposti in una rivisitazione contemporanea queer e trans dei rituali di pubblica umiliazione. Il duo reinterpreta i rituali europei secolari di umiliazione pubblica, noti come musica ruvida, charivari e scampanate, in cui spettacolo, suoni e costumi venivano utilizzati per punire i trasgressori sociali. Gli artisti trasformano queste usanze in un linguaggio contemporaneo, riunendo trascrizioni di corte del Quattordicesimo secolo, incisioni satiriche del Diciottesimo secolo, ballate karaoke, armature medievali e arte filippina sui veicoli e intrecciato tutto in scene che sono allo stesso tempo provocatorie e tenere.

Bugarin + Castle hanno dichiarato: “Per chi è inquieto e appassionato, da un duo inquieto e appassionato. La donna ribelle, il cornuto, la prostituta, il sodomita e altri trasgressori sociali venivano pubblicamente derisi in storiche parate di umiliazione. Ci interessa capire come sia il suono che il travestitismo siano stati utilizzati non per esprimere la propria essenza, ma come strumenti di controllo. Questi eventi chiassosi sono la genesi della nostra mostra che attraversa il passato e il presente, la Scozia e le Filippine.

Il Padiglione del Lussemburgo presenta alla 61a Biennale dell’Arte di Venezia La Merde di Aline Bouvy a cura di Stilbé Schroeder, un’installazione audiovisiva immersiva: è un film che analizza la vergogna come costruzione sociale, le soglie in cui l’essere umano viene classificato, tollerato, represso o squalificato. Attraverso la figura dell’essere-escremento, osserva come la società produca corpi dai quali esige trattenimento e controllo. Quando il trattenersi cede, non per scelta ma per saturazione, la situazione cambia: ciò che fino ad allora era stato contenuto si svela. Ne risulta una scarica politica, fisiologica, emotiva in cui la violenza interiorizzata si manifesta così come è stata inflitta. La Merde è una farsa in senso rabelaisiano, dove la figura dell’essere-escremento diventa uno strumento critico che interroga il posto dell’abietto nella cultura occidentale. L’abiezione funziona qui come un confine mobile tra inclusione e rigetto, tra visibilità e cancellazione. Il suono occupa un posto centrale nell’installazione, concepita in collaborazione con l’ingegnere del suono e compositore Pierre Dozin. La spazializzazione audio utilizza strumenti all’avanguardia, che evolvono e si trasformano in tempo reale. L’acustica è stata pensata per creare un’entità incarnata, viva e quasi autonoma, uno spazio in perpetua mutazione in cui i confini tra la colonna sonora e l’ambiente si attenuano.