HomeAskanewsBrics, a Nuova Delhi il vertice che misura ambizioni e divisioni

Brics, a Nuova Delhi il vertice che misura ambizioni e divisioni

Roma, 11 set. (askanews) – Non è più soltanto il club delle grandi economie emergenti nato per chiedere maggiore spazio nelle istituzioni dominate dall’Occidente. Il vertice dei Brics che si apre domani a New Delhi mette alla prova un gruppo ormai allargato a undici Paesi, più influente ma anche molto più eterogeneo, mentre guerre, tensioni commerciali, prezzi dell’energia e competizione tecnologica stanno ridisegnando gli equilibri internazionali. E dietro la ricerca di una posizione comune emerge anche una questione di leadership: quale ruolo vogliono giocare Cina e India nel cosiddetto Sud globale?

Il 18mo vertice dei Brics si terrà il 12 e 13 settembre sotto la presidenza indiana di Narendra Modi. Accanto ai cinque membri originari – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – siedono ora Egitto, Etiopia, Iran, Emirati arabi uniti, Indonesia e Arabia saudita. L’allargamento ha aumentato peso demografico, economico ed energetico del formato, ma ha anche reso più difficile trasformare interessi spesso divergenti in una linea politica comune.

La crisi iraniana è il test più immediato. Il conflitto che coinvolge Stati uniti, Israele e Iran ha contribuito a spingere il petrolio oltre i 100 dollari al barile e ha quasi paralizzato il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz. Ma soprattutto ha aperto una frattura all’interno degli stessi Brics: l’Iran è membro del gruppo dal 2024, mentre gli Emirati arabi uniti, anch’essi membri, hanno sospeso in agosto gli scambi commerciali e finanziari con Teheran dopo essere stati colpiti da missili iraniani. Trovare una formulazione sul conflitto accettabile per entrambi sarà quindi uno dei passaggi più delicati della dichiarazione finale.

Sul vertice incombe però soprattutto la relazione tra le due maggiori potenze asiatiche. Il presidente cinese Xi Jinping torna in India per la prima volta da sette anni. I rapporti tra Pechino e New Delhi erano precipitati dopo gli scontri di frontiera del 2020, costati la vita a 20 soldati indiani e quattro cinesi, e solo dal vertice Brics di Kazan del 2024 è cominciato un lento disgelo. Cina e India stanno organizzando un bilaterale tra Xi e Modi a margine del summit. Pechino ha fatto sapere di voler affrontare la relazione “da una prospettiva strategica e di lungo periodo”, rafforzando comunicazione e cooperazione e gestendo le divergenze.

Il riavvicinamento, tuttavia, non cancella la competizione. Come osserva il New York Times, Cina e India incarnano due concezioni differenti dei Brics. Pechino ha favorito l’allargamento e vede nel gruppo uno strumento per ridurre il peso degli Stati uniti e delle istituzioni occidentali. New Delhi si è mostrata più prudente e tende invece a presentare i Brics come un ponte tra Occidente e Paesi in via di sviluppo, evitando che diventino un blocco apertamente antiamericano.

Per Modi, padrone di casa e presidente di turno, è anche l’occasione per rilanciare l’ambizione indiana di rappresentare il “Sud globale”, già al centro della presidenza indiana del G20 nel 2023. Il tema scelto per il 2026 è “Building for Resilience, Innovation, Cooperation and Sustainability”, costruire resilienza, innovazione, cooperazione e sostenibilità. La diplomazia indiana insiste sulla riforma della governance globale, su una maggiore rappresentanza dei Paesi emergenti e sulla cooperazione economica e tecnologica.

Ma l’India deve confrontarsi con una Cina che parte da una posizione di forza nettamente superiore: seconda economia mondiale, membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu e potenza dominante in settori strategici come minerali critici e terre rare. Nuova Delhi contesta però la pretesa di Pechino di presentarsi ancora semplicemente come un Paese in via di sviluppo e l’ha esclusa dai propri summit della “Voice of the Global South”.

Anche sul piano economico-finanziario il vertice può offrire indicazioni sulla direzione del gruppo. L’India vuole portare avanti una proposta per collegare le valute digitali emesse dalle banche centrali dei Paesi Brics, facilitando i pagamenti transfrontalieri. L’iniziativa incontra ostacoli tecnici e politici e Nuova Delhi ha chiarito di non voler costruire un sistema destinato a sostituire il dollaro. Anche Mosca, alla vigilia del summit, ha negato di perseguire una “de-dollarizzazione”, pur sostenendo la necessità di ampliare gli strumenti e le valute utilizzabili negli scambi internazionali.

Il vertice offrirà inoltre a Modi una sequenza di incontri bilaterali di alto profilo. Oltre a Xi, a Nuovs Delhi è arrivato il presidente russo Vladimir Putin, con il quale il premier indiano si è incontrato a fine agosto e ha discusso di energia, innovazione, spazio e cooperazione economica.