Roma, 17 lug. (askanews) – Addio a Osvaldo Bagnoli, aveva 91 anni, e ha lasciato in eredità una delle pagine più belle e irripetibili della storia del calcio italiano. Il suo nome resterà per sempre legato allo scudetto conquistato dall’Hellas Verona nella stagione 1984-85, un’impresa che ancora oggi rappresenta il simbolo di come organizzazione, idee e spirito di squadra possano prevalere sul potere economico delle grandi del calcio. La notizia della sua scomparsa, avvenuta all’ospedale di Borgo Roma, ha colpito il mondo dello sport e soprattutto una città che in lui aveva trovato il condottiero della più grande impresa calcistica della propria storia. Milanese della Bovisa, nato il 3 luglio 1935, Bagnoli aveva conosciuto il calcio prima da giocatore, vestendo anche la maglia del Milan con cui conquistò uno scudetto e una Coppa Latina, per poi intraprendere una lunga gavetta in panchina. Solbiatese, Como, Rimini, Fano e Cesena furono le tappe di un percorso costruito lontano dai riflettori, fino all’approdo a Verona nel 1981. Qui diede vita al capolavoro della sua carriera. Il Verona di Bagnoli non era soltanto una squadra vincente: era una formazione moderna, organizzata, capace di alternare pressing, ripartenze e qualità tecnica. Sapeva valorizzare ogni calciatore e trasformare un gruppo di giocatori spesso sottovalutati in una macchina perfetta. Con campioni come Preben Elkjaer Larsen, Antonio Di Gennaro, Roberto Tricella e Giuseppe Galderisi riuscì a vincere il campionato più difficile dell’epoca, quello in cui militavano Diego Maradona, Michel Platini, Zico, Karl-Heinz Rummenigge, Paulo Roberto Falcao e tanti altri fuoriclasse. Quello scudetto, unico nella storia dell’Hellas Verona, resta ancora oggi una delle più grandi sorprese mai viste in Serie A. Schivo, riservato e lontanissimo dalla figura dell’allenatore-personaggio, Bagnoli preferiva il lavoro quotidiano alle dichiarazioni ad effetto. Parlava poco, osservava molto e costruiva rapporti profondi con i propri giocatori, che lo hanno sempre ricordato come un tecnico capace di trasmettere fiducia e responsabilità. Non inseguiva il protagonismo: lasciava che fosse il campo a parlare per lui. Dopo il ciclo veronese guidò il Genoa, portandolo fino a una storica qualificazione europea, e successivamente l’Inter, senza riuscire però a ripetere le imprese costruite in Veneto. Il suo prestigio, tuttavia, non venne mai intaccato. Nel 2017 entrò nella Hall of Fame del calcio italiano e l’anno successivo fu nominato presidente onorario dell’Hellas Verona, il riconoscimento più naturale per un uomo che aveva cambiato per sempre la storia del club. Con la scomparsa di Osvaldo Bagnoli il calcio italiano perde uno dei suoi ultimi maestri. Un allenatore che ha dimostrato come la competenza, la semplicità e il valore del gruppo possano trasformare un sogno in realtà. Il suo Verona continua ancora oggi a rappresentare un modello irripetibile e una lezione destinata a rimanere nella memoria di tutti gli appassionati di calcio.
Calcio, addio a Osvaldo Bagnoli, allenatore dello scudetto del Verona
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