HomeAskanewsCalcio, Malagò al Senato: "Servono nuove regole e più risorse"

Calcio, Malagò al Senato: "Servono nuove regole e più risorse"

Roma, 29 lug. (askanews) – “Il sistema calcio ha bisogno che qualcosa succeda”. È il messaggio lanciato dal presidente della Figc Giovanni Malagò nel corso dell’audizione davanti alla VII Commissione del Senato, dedicata al disegno di legge sul sistema calcistico italiano. Dal contrasto alla pirateria ai proventi delle scommesse, fino al vincolo sportivo e alle infrastrutture, Malagò ha indicato le priorità per rilanciare il movimento.

Tra le richieste principali c’è quella di destinare al calcio una quota dei ricavi delle scommesse sportive. “Se venisse riconosciuto il 2% delle scommesse – ha detto – si darebbe tranquillità al sistema e si compenserebbe anche l’inevitabile riduzione dei ricavi dai diritti televisivi che arriverà con il prossimo bando della Serie A”. Secondo il presidente federale è anomalo che uno sport sul quale si scommette generi risorse senza alcun ritorno diretto per il movimento: quei fondi, ha spiegato, dovrebbero finanziare vivai, infrastrutture, impianti e agevolazioni fiscali.

Ampio spazio anche al tema della pirateria audiovisiva. Malagò ha sostenuto la proposta del senatore Marcheschi di destinare il 10% delle sanzioni al calcio per sostenere i settori giovanili. “Sono fondi sottratti al nostro sistema, non capisco perché non debbano tornare quasi interamente a noi”, ha affermato, pur lasciando aperta la possibilità di destinare una parte delle risorse anche a finalità sociali.

Sul fronte della lotta alla pirateria il presidente Figc ha espresso delusione per i risultati ottenuti finora. “Pensavo che le cose andassero meglio, ma i numeri dicono il contrario. Le leggi ci sono, manca l’attuazione delle sanzioni come vero deterrente”, ha osservato, sottolineando come anche altri Paesi stiano guardando al modello italiano senza che però gli effetti siano ancora soddisfacenti.

Malagò ha poi chiesto un intervento sul vincolo sportivo, definendolo un tema sul quale esiste “un grido di allarme grandissimo”, e ha criticato alcune norme che, a suo giudizio, limitano l’autonomia dell’ordinamento sportivo. Tra queste l’obbligo di convocare in Primavera giocatori formati per almeno tre anni, il numero delle società professionistiche e le disposizioni legislative che premiano l’impiego degli under 23, misure che, secondo il presidente federale, dovrebbero essere incentivate ma non imposte per legge.

Infine il richiamo alle infrastrutture. “Magari ci fosse un Piano Marshall”, ha detto ricordando una battaglia già portata avanti ai tempi della presidenza del Coni. Il messaggio conclusivo è stato rivolto alla politica: “Bisogna trovare il modo di reperire le risorse. Oggi il calcio dà molto più al Paese, in termini finanziari, di quanto riceva. E questa non la considero una situazione giusta”.