Home GiornaleCambiare idea o cambiare bandiera? La misura della politica

Cambiare idea o cambiare bandiera? La misura della politica

Si possono rivedere i propri convincimenti ma il funambolismo, a vantaggio solo di una poltrona da difendere, non lascia il cuore contenti. Tutto, come sempre, è questione di misura.

Il trasformismo tra libertà e opportunismo

Con il referendum sulla giustizia ne stiamo vedendo di cotte e di crude, acrobazie all’ultimo stadio di revisioni di pensiero. Commentando il libro di Tommaso Cerno a titolo “Le ragioni di Giuda”, Luigi Bisignani richiama la risposta di John Maynard Keynes a chi lo accusava di incoerenza: “Quando i fatti cambiano, io cambio idea. E lei cosa fa?”. Il traditore sarebbe, a leggerla positivamente, colui che compie un atto di libertà rompendo un ordine costituito. Insomma, peggio ancora sarebbe l’atteggiamento di colui che non decide mai. Il ragionamento regge se si tratta di adeguare il proprio pensiero al mutare delle situazioni, un conformarsi al nuovo che avanza.

Potrebbe anche tradursi nell’arte della duttilità spogliandosi dalla gabbia dei propri primi pensieri. Il tutto ha ragione d’essere nella misura in cui non si sacrifica integralmente la propria identità, la causa per cui si è nati e che ti definisce, rendendoti riconoscibile rispetto al mondo. Se il motivo vero che induce ad aggiornare un pensiero ispirativo di origine è invece la propria sopravvivenza allora non c’è giustificazione che tenga. Ci sono quelli che obbediscono al motto del buon Ferrini “Non capisco ma mi adeguo”, aggiornandone la versione. “Capisco e mi adeguo” vale per restare sempre alla ribalta e null’altro. Un conto è adeguare, altra cosa è rinnegare.

Identità, coerenza e responsabilità

Ne discende che se, fino a stravolgerlo, si è orientato massicciamente il pensiero per vie opposte rispetto al punto di partenza, si dovrebbe avere l’onestà di dismettere il ruolo di testimone di un’idea che non c’è più. Ne conseguirebbe, per logica, l’umiltà di ritornare alle faccende domestiche, senza aggiungersi al pattuglione di quelli che un giorno si contestavano.

Giuda ha tradito per i denari ricevuti o perché eroso dal dubbio di tradire il Dio di Mosé dando bordone all’impostore Gesù? Il giudizio sul suo tradimento sarà diverso rispetto a ciò che lo ha intimamente mosso.

Pilato è oggi il popolo di chi si astiene dalla lotta, da quelli che a torto o ragione si chiamano fuori dall’interesse politico e ad ogni occasione si astengono o, peggio ancora, si abbandonano alla deriva del pervasivo corrente populismo. Anche Pilato volle chiamarsi fuori dalle diatribe religiose degli Ebrei e dalla loro sete di mantenimento del potere della casta sacerdotale e così se ne lavò le mani. Affidò ogni giudizio alla folla ed ai suoi tristi attizzatori. Si racconta che morì suicida in quel della Gallia e comunque non fece una bella fine. Non prendere posizione, evitando di posare il pensiero o da una parte o dall’altra alla lunga ti si ritorce contro.

Dal qualunquismo alla politica liquida

Nel dopo guerra un certo Guglielmo Giannini ne ha combinate di cotte e di crude, un brillante esempio forse per il nostro “Giuseppi” nazionale a fare altrettanto. Far fuori il limite dei due mandati elettivi significa aver cancellato ciò per cui si era venuti al mondo professando, da principio, l’odio per i professionisti della politica. Dopo la sua evoluzione, vuota di specificità, doppioni di altri partiti non sembrano estremamente necessari al benessere del paese. “Dateci un tratto distintivo e solleverò il mondo” potrebbe essere l’implorazione di un popolo orante che deserta le urne.

Il buon Giannini, con una inziale ispirazione liberale e liberista nel 1946 fondò il partito ”Fronte dell’Uomo Qualunque”, alleandosi subito dopo la sua nascita, in occasione della competizione amministrativa, con il Partito Nazionale Monarchico e in parte con il Partito Liberale Italiano.

Nelle successive elezioni nazionali divenne il quinto partito con ben 30 deputati. In breve, dopo un avvicinamento alla Democrazia Cristiana e al Movimento Sociale Italiano, si indirizzò verso il Partito Comunista Italiano pur avendo nomato in precedenza Togliatti come “verme, farabutto e falsario” per poi ritornare al Partito Liberale Italiano.

In seguito confluì nel Blocco Nazionale e poi, ormai dissolto il suo partito, si candidò a titolo personale prima nella Democrazia Cristiana e poi nel Partito Monarchico Popolare.

La misura come discrimine morale

Dunque si possono rivedere i propri convincimenti ma il funambolismo, a vantaggio solo di una poltrona da difendere, non lascia il cuore contenti. Che si tratti di voltare la gabbana o di una più piccola gabbanella, resta una disinvoltura da non applaudire. Tutto, come sempre, è questione di misura, parola che ha alla sua radice latina nel verbo “metiri”. Aggiungendo una semplice consonante si arriva a “mentire” e non ci sarebbe da sorridere.

Quando non si ha più nulla da “tradere”, da consegnare al prossimo, si può, cambiando semplicemente una vocale, “tradire” e andare avanti. Basta esserne consapevoli.