Roma, 14 lug. (askanews) – L’aula della Camera ha respinto a scrutinio segreto per un voto l’emendamento del centrodestra che introduce le preferenze nella riforma elettorale. I sì sono stati 187, i no 188. Dopo che l’aula della Camera ha respinto l’emendamento del centrodestra sulle preferenze, dai banchi delle opposizioni sono partiti applausi e i cori “dimissioni, dimissioni” e “elezioni, elezioni”. Sull’emendamento Bignami (Fdi), Romano (Nm) e Cesa (Udc) i relatori avevano espresso parere favorevole e il governo con la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati aveva dato parere conforme.
“Meloni ha inteso sfidare questo Parlamento poche ore fa dicendo che bisognava metterci la faccia. La faccia ce l’avete messa, siete andati sotto e sfidato la vostra premier”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte intervenendo in aula alla Camera subito dopo la bocciatura a voto segreto dell’emendamento di maggioranza sulle preferenze. Conte ha ricordato quando “con senso di onore” nel governo Conte 2 “ha aperto una crisi di governo” ed è andato “al Quirinale con la maggioranza sia al Senato che alla Camera. Oggi siete andati sotto, vi rimane un’unica cosa: aprire una crisi di governo e andare a casa perché tocca a noi”.
“Un voto contro l’arroganza. Alcuni deputati della loro stessa maggioranza evidentemente hanno pensato di dire no”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando in aula alla Camera e commentando il no all’emendamento di Fdi sulle preferenze. “E’ il momento di ritornare a casa”, ha aggiunto: “Prendete atto del vostro fallimento”.
“Il voto di oggi in aula, visto che la ministra si è rimessa al parere della commissione, è un voto di sfiducia piena verso il governo Meloni”. Lo ha detto Riccardo Magi di Più Europa intervenendo in Aula dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze di Fdi. “La storia di questa legge elettorale è quella di una imposizione: Meloni ha detto ‘noi andremo avanti, se l’opposizione la vota bene, altrimenti andremo dritti con la forza dei numeri’. Non avete più i numeri dovrete prenderne atto – ha aggiunto – questa è una sanzione del Parlamento verso la prepotenza del governo, Meloni vada al Colle”.
“Siamo da sempre a favore delle preferenze. E riteniamo una vergogna che a scrutinio segreto i parlamentari della destra abbiano bocciato un emendamento che migliorava la pessima legge elettorale. A questo punto però il dato di fatto è semplice: la maggioranza non c’è più. Meloni vada al Quirinale subito e si dimetta. Non ha la fiducia del popolo e oggi ha perso anche quella del palazzo. Noi prendiamo un impegno: nessun inciucio, nessun governo tecnico. Si vada subito al voto: restituiamo la parola ai cittadini, con questa legge elettorale.
Le opposizioni chiedono di sospendere i lavori sulla legge elettorale e convocare una capigruppo. Prima Ricciardi del M5s e poi Zaratti di Avs (“io mi andrei a nascondere, bisogna sospendere i lavori, non ci sono più le condizioni democratiche dopo che la maggioranza così sonoramente bocciata”) a cui si è associata Boschi di Iv: “sospendere i lavori è ragionevole anche per la maggioranza dopo che il governo è andato sotto, bisogna sospendere i lavori finché non c’è disponibilità a una capigruppo”.
“Nessuno vuole nascondersi – ha replicato Maurizio Lupi – tanti emendamenti della maggioranza vengono bocciati, è evidente che qui c’è un valore politico, ma la legge elettorale ha un testo base dove non erano previste le preferenze, l’emendamento non mette in discussione l’impianto, c’è una riflessione da fare ma la sospensione lavori non è corretta”. Anche la capogruppo Pd Chiara Braga è intervenuta per dire che “non possiamo derubricare questo come un voto qualsiasi, non prendiamoci in giro, per fortuna questo voto ha ridato un minimo di dignità all’aula, la sede opportuna è la conferenza dei capigruppo”.
Al termine del dibattito il vicepresidente Fabio Rampelli ha annunciato che il Presidente Lorenzo Fontana è disponibile a convocare la capigruppo durante la pausa dei lavori già prevista tra le 20 e le 21. La richiesta di sospensione è stata messa ai voti e bocciata. Contestualmente è intervenuta Fdi per chiedere di procedere con le votazioni dalle 21 alle 24, anche questa richiesta è stata votata e approvata.
Dopo il voto, il ‘campo largo’ si ritrova a piazza Montecitorio, davanti alla Camera, alla maratona oratoria organizzata da Più Europa per protestare contro la legge elettorale. Ci sono tutti: dal Pd a Iv, passando per M5s, Avs e Psi. Dopo il ‘colpaccio’ in aula che ha affossato l’emendamento di Fdi sulle preferenze tutti accorrono in piazza: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Davide Faraone, Enzo Maraio, Bruno Tabacci.
Il messaggio è uno solo: “A casa!”. Per le opposizioni il voto della Camera ha un solo significato: il governo è stato sfiduciato, quel post di oggi pomeriggio in cui Giorgia Meloni contestava il voto segreto e chiedeva a tutti di “metterci la faccia” viene letto come una sorta di questione di fiducia informale. E, dicono tutti, il Parlamento la fiducia l’ha negata.
“E’ un voto di sfiducia – dice Elly Schlein – oggi è venuta giù la maggioranza”. Conte concorda: “Vanno sotto perché viene sfiduciata lei che ha sfidato noi. E’ lei la perdente. Oggi Giorgia Meloni – se ha il senso della dignità, dell’onore – va dal presidente Mattarella a informarlo, apre una crisi di governo e va a casa”. Lo ripetono tutti, da Magi a Faraone, con il deputato Iv che chiede anche di votare “a settembre”, come accadde nel 2022.
