Roma, 29 gen. (askanews) – Il pressing per l’annullamento non è servito: si terrà domani a Montecitorio la conferenza stampa per lanciare la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare ‘Remigrazione e riconquista’ che vede tra i promotori Casapound, il Fronte Skinheads, la rete dei Patrioti e Brescia ai bresciani. Lo ha ribadito, ancora una volta, il deputato leghista Domenico Furgiuele, nonostante il presidente della Camera Lorenzo Fontana, suo collega di partito, abbia tentato in extremis di farlo desistere dopo le proteste di questi giorni da parte delle opposizioni (Pd, M5S, Avs, +E) che sono sul piede di guerra e annunciano iniziative eclatanti contro la “legittimazione” in “sedi istituzionali” di “gruppi estremisti che si richiamano al fascismo e al nazismo”.
La tensione è altissima. Nei giorni scorsi, era già caduta nel vuoto la moral suasion di Fontana alla kermesse della Lega in Abruzzo e oggi, dopo le ultime prese di posizione, il presidente della Camera ha definito “inopportuna” la conferenza auspicando che “il deputato ci ripensi”. Niente da fare.
“C’è una pressione da parte delle sinistre sempre pronte a riempirsi la bocca di democrazia, Repubblica e carta costituzionale, che evocano la partecipazione salvo poi spaventarsi di fronte alle iniziative dei cittadini”, puntualizza l’esponente ‘vannacciano’ ribadendo che la “prenotazione della sala stampa è appannaggio del singolo deputato”. Nella giornata, la capigruppo dem Chiara Braga aveva invitato il presidente dei deputati della Lega Riccardo Molinari a convincerlo a impedire “questa grave offesa alle istituzioni”. Richiesta respinta al mittente da Molinari: “con quale coraggio Braga ci fa la morale, mentre il suo partito strizza l’occhio ai terroristi?”.
Furgiuele assicura che Matteo Salvini “è al corrente, ma rispondo io di quello che accade, lui dà fiducia ai suoi parlamentari che la ripagano con grande senso di responsabilità. Non sono stato richiamato dal partito per ripensarci”, fa notare. Proprio oggi, d’altronde, il vicepremier in Senato, rispondendo ad una interrogazione sul suo incontro al ministero con il leader di estrema destra inglese Tommy Robinson, condannato per diversi reati e definito da Avs “neofascista e fondatore di movimenti razzisti”, difendeva la sua scelta seppur tentando di ridurla a una semplice “intervista”.
