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venerdì, 2 Gennaio, 2026
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Campo degasperiano. La lezione dello statista trentino è un’eredità per il futuro

Unità nazionale, partecipazione popolare e difesa della libertà: perché il pensiero politico di De Gasperi continua a interrogare la democrazia italiana ed europea.

Uomo divisivo o costruttore di unità?

La figura di Alcide De Gasperi si colloca al centro di un interrogativo che attraversa ancora il dibattito pubblico: fu un uomo divisivo o un artefice di unità nazionale? Padre riconosciuto della Repubblica, De Gasperi non rifuggì dal conflitto politico, ma lo assunse come terreno necessario per costruire una democrazia solida e condivisa. La sua azione fu segnata da scelte nette, talvolta controverse, sempre però orientate alla tenuta delle istituzioni e al futuro del Paese.

Il riconoscimento popolare oltre i partiti

L’immagine più eloquente della sua eredità resta forse quella del treno che trasportò la sua salma da Sella di Valsugana a Roma, fermato in ogni stazione da folle di cittadini comuni. Non solo militanti, non solo apparati. Un tributo popolare che giunse quando De Gasperi aveva già lasciato la guida del governo e affrontava le difficoltà interne alla Democrazia Cristiana, dimostrando umiltà personale e una visione rivolta alle generazioni future.

La grammatica istituzionale della Repubblica

Ultimo Presidente del Consiglio del Regno d’Italia e primo della Repubblica, De Gasperi ebbe il compito storico di definire la “grammatica” del nuovo Stato democratico. Egli comprese che le scelte di politica estera – dall’ancoraggio internazionale dell’Italia all’inserimento nel campo delle democrazie occidentali – erano inscindibili dalla qualità della vita democratica interna. In un’Europa segnata dal confronto tra democrazie liberali e modello comunista sovietico, la stabilità e il buon funzionamento delle istituzioni erano garanzie di libertà.

Dal movimento cattolico al governo democratico

In questo quadro si colloca il passaggio decisivo del movimento cattolico da una funzione di testimonianza a una candidatura pienamente politica alla guida del Paese. Un percorso legittimato dal consenso popolare e sancito simbolicamente dalle elezioni amministrative del 1946, le prime a cui parteciparono per la prima volta anche le donne. Per altro, la democrazia per De Gasperi non era mai neutrale né automatica: andava costruita, difesa, resa credibile nella vita concreta dei cittadini.

La “democrazia protetta” e il rifiuto delle scorciatoie

Il dibattito sulla legge elettorale del 1953 – definita “legge truffa” dalle opposizioni – va letto nel clima di forte tensione internazionale segnato dalla Guerra di Corea. Il tema della cosiddetta “democrazia protetta” poneva una questione cruciale: come difendere le istituzioni democratiche da forze ostili senza snaturarle. A differenza di quanto applicato normativamente nella Germania occidentale, De Gasperi respinse l’idea di leggi eccezionali contro il Partito Comunista, sostenendo che la vera difesa della democrazia risiedesse nella partecipazione, nella responsabilità politica e nella capacità delle forze democratiche di prevalere nel confronto a viso aperto.

Partecipazione, istituzioni, libertà

Oggi, di fronte al rischio di una democrazia “a bassa intensità”, la lezione degasperiana conserva una sorprendente attualità. Ciò vale soprattutto per i cattolici. Le istituzioni vivono solo se la libertà viene esercitata e se i cittadini possono migliorare la qualità della propria vita attraverso la partecipazione. Al riguardo, l’esperienza storica della Democrazia Cristiana – con i suoi luoghi di formazione, di confronto e di accumulo del sapere politico – rappresenta un patrimonio in gran parte disperso, ma ancora istruttivo.

Giordani, Gobetti e la misura del possibile

Non è casuale che Piero Gobetti definisse De Gasperi un “regolatore” della democrazia, capace di distinguere ciò che era possibile da ciò che andava lasciato cadere. Né è casuale che nel 1955 la sua biografia venga affidata a Igino Giordani, figura centrale del cattolicesimo popolare e autorevole aasertore, anche in Parlamento, delle ragioni sempre vive della pace. Alla vigilia dell’adesione all’Alleanza Atlantica, Giordani affermò che “troppa terra è destinata a cimiteri di guerra. Sarebbe bene risparmiarla per darla invece a coltivarla ai nostri lavoratori”. De Gasperi gli rispose, parafrasando la classica affermazione «si vis pacem, para bellum», con una formula di rara coerenza e precisione: «Si vis pacem, para securitatem et defende libertatem».

Ecco, in questa sintesi essenziale è racchiusa ancora oggi una  perla della grande elezione democratica di Alcide De Gasperi.

 

N.B. Il testo, non rivisto dall’autore, è una sintesi dell’intervento (in due passaggi) svolto a Bologna il 13 dicembre 2025 in occasione della presentazione della biografia di De Gasperi scritta da Igino Giordani. La nuova edizione, edita da Studium, è stata curata da Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti.

 

Questo è il link della video/registrazione dell’evento

https://youtu.be/15PJabi9y-o?si=0Dfy5DgoREXYbT6_