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giovedì, 26 Febbraio, 2026
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Caso Almasri piomba su campagna referendum, Nordio (e centrodestra) contro toghe

Roma, 26 feb. (askanews) – Il caso Almasri irrompe nella campagna referendaria. Oggi è stato notificato l’avviso di chiusura indagini a Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, indagata per false informazioni al pubblico ministero in relazione all’inchiesta sulla mancata consegna di Almasri alla Corte penale internazionale.

“Assolutamente serena, e senza condizionamenti, continuerò a lavorare con senso di responsabilità”, ha scritto Bartolozzi in una nota, seguita a strettissimo giro da una dichiarazione del ministro Guardasigilli, che nel ribadire la sua fiducia solleva dubbi sull’operato degli inquirenti. “Avuta notizia dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti della dottoressa Bartolozzi, esprimo ancora una volta la mia massima e incondizionata fiducia sull’operato della medesima e la mia umana vicinanza rispetto ad una iniziativa sulla cui tempistica rimango perplesso”, afferma Nordio. Che poi aggiunge: “Naturalmente il mio capo di Gabinetto continuerà, con ancora maggiore motivazione, ad affiancare la mia opera di riforma”.

Parole che danno il via a una ‘batteria’ di comunicati e dichiarazioni del centrodestra, tutti sullo stesso tenore. “Esterrefatto” con “un eufemismo” si dice Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato. “Quando si dice il referendum non è politico e che non dobbiamo politicizzare – accusa – io mi chiedo chi politicizza il referendum con un cronoprogramma di questa natura”. Di “un caso di tempistica ad orologeria che non ci lascia sorpresi”, parla il senatore di Fratelli d’Italia Sandro Sisler, vicepresidente della Commissione Giustizia, mentre sul “tempismo perfetto” ironizza il deputato di Forza Italia Enrico Costa: “Dalla campagna referendaria nelle Procure, alle Procure nella campagna referendaria”, aggiunge. Stessa lettura anche dalla Lega: “Una coincidenza – per il senatore del Carroccio Gianluca Cantalamessa – che merita più di una riflessione sulla scelta temporale e sul conseguente impatto che simili decisioni possono avere sul dibattito pubblico e sul confronto democratico. Insomma non vorrei che, come diceva Andreotti, ‘A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca’”.

Al centrodestra replicano le opposizioni. “Le dichiarazioni del ministro Nordio sulla vicenda che riguarda la sua capo di Gabinetto Bartolozzi rappresentano l’ennesimo grave attacco e tentativo di ingerenza nei confronti della magistratura” per il Dem Federico Gianassi, secondo cui “è ora di dire basta a questo attacco grossolano e continuo contro la magistratura. I giudici devono essere liberi e autonomi dal potere politico e il Governo non può pretendere che sia altrimenti. Anche per questo votiamo No”. “Se non fosse ancora chiaro qual è l’obiettivo della riforma costituzionale del ministro Nordio, il suo commento sulla vicenda giudiziaria del suo capo di gabinetto Bartolozzi è una ulteriore spiegazione: Nordio e tutto il suo governo non tollerano che la magistratura eserciti il controllo di legalità su tutti, senza distinzione tra cittadini comuni e esponenti del potere. La riforma serve a fare in modo che la politica possa legare le mani al potere giudiziario”, affermano i rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato.

La chiusura delle indagini arriva a pochi giorni dalla data in cui, mercoledì prossimo, l’Ufficio di Presidenza della Camera dovrà deliberare sulla richiesta di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta nei confronti della procura di Roma e del Tribunale dei ministri proprio per la vicenda Bartolozzi. La tesi del centrodestra, sostenuta anche da un parere approvato a maggioranza dalla Giunta per le autorizzazioni, è che la capo di gabinetto del ministero della Giustizia doveva essere inclusa nel procedimento che vedeva indagati a vario titolo i ministri Nordio e Piantedosi e, in concorso, il sottosegretario Mantovano, in modo da essere tutelata dalla stessa richiesta di autorizzazione a procedere che tutela i componenti del governo e che infatti è stata respinta dalla Camera a ottobre. “Sono trascorsi mesi e nulla è avvenuto, ora, con un meccanismo collaudato, sopraggiunge questa notifica, in piena campagna referendaria”, nota Dario Iaia (Fdi) che in Giunta ha seguito il caso. “È chiaro – aggiunge – che continuano ad essere legittimi i dubbi di chi si interroga sulla oggettività e imparzialità di quella parte della magistratura militante che sta facendo del quesito referendario una battaglia per la vita”.