Roma, 25 giu. (askanews) – Si fa sempre più complicata la costruzione della “quarta gamba” del fronte progressista, non solo perché è sempre più concreto il rischio che alla fine di “gambe” ce ne siano addirittura cinque – la ‘Casa riformista’ di Matteo Renzi e la lista a cui lavora Alessandro Onorato. Di fatto il “coordinamento” tra le varie forze riformiste annunciato ieri dal promotore di Progetto civico al momento sembra ancora più che altro un auspicio e, come se non bastasse, la riforma elettorale che domani approda in aula potrebbe rendere ancora più complicato il quadro.
I rapporti tra Matteo Renzi e Progetto civico Italia restano freddi, i due progetti per ora rimangono distinti, tanto che Onorato non ha citato Iv quando ha annunciato il “coordinamento” in fase di costituzione, pur assicurando che anche Renzi fa parte del centrosinistra.
L’ex premier, del resto, un paio di giorni fa ha chiarito: “Onorato vuol fare una cosa a parte, va benissimo, Progetto civico Italia va benissimo: c’è il proporzionale più liste ci sono meglio è. Casa riformista sarà nella scheda elettorale, nel centrosinistra”. Perché, come spiega più di un parlamentare del Pd, “l’operazione di Progetto civico serve a rendere Renzi superfluo, o perlomeno marginale”.
Il leader Iv da tempo ripete di essere pronto anche a “stare in panchina”, ma certo non ad essere proprio fatto fuori o comunque confinato in uno stanzino. Anzi, aggiunge uno dei protagonisti dell’area moderata, “lui vuole dare le carte, ma non può funzionare così, non può pretendere che entriamo tutti a casa sua e lui detta legge sulle liste e via dicendo”. Per questo il parlamentare Pd dice che “al momento pare di capire che le liste saranno due, sono due cose che non possono stare insieme”. E’, appunto, lo scenario che porterebbe a due “gambe riformiste”, per un totale di cinque forze diverse nella coalizione progressista, sei se si considera che Avs è già un’alleanza tra due partiti distinti.
Il problema aggiuntivo è però, appunto, la riforma elettorale che il centrodestra vuole approvare, in particolare i criteri che permettono solo ad alcuni partiti di presentare le liste anche senza raccogliere le firme e che negano la possibilità di raccogliere sottoscrizioni digitali. Quello che Riccardo Magi di Più Europa definisce uno “scempio”. Perché in base alla norma inserita dal centrodestra Iv rientrerebbe tra i partiti che sono esentati dalla raccolta delle firme, ma Più Europa no. Non è un dettaglio secondario nella competizione che si è scatenata sul fianco riformista del ‘campo largo’, dal momento che con queste regole solo Renzi potrebbe presentare una lista senza raccogliere le firme, mentre Progetto Civico, Più Europa, i comitati Più uno di Ernesto Ruffini, i Socialisti e via dicendo dovrebbero invece andare a cercare una per una le sottoscrizioni necessarie, senza nemmeno poter usare il digitale.
La conseguenza è evidente: il potere contrattuale di Renzi nei confronti del resto dell’area moderata aumenterebbe enormemente, perché lui potrebbe mettere a disposizione il proprio simbolo. Gli altri, in alternativa, dovrebbero affrontare una raccolta di firme non facile per forze politiche piccole e prive di un apparato organizzativo importante. Con il rischio di non riuscire a presentare la lista. A quel punto, sottolinea un esponente moderato, “Renzi inevitabilmente ‘darebbe le carte’, avrebbe un potere contrattuale molto maggiore nei confronti di tutti gli altri”.
Magi oggi ha affrontato la questione anche con Elly Schlein, ha chiesto alla leader Pd di sostenere, insieme a tutta la coalizione, gli emendamenti per consentire almeno la raccolta delle firme per via digitale, ottenendo rassicurazioni. Grido d’allarme che Angelo Bonelli, Avs, accoglie subito pubblicamente: “Accolgo l’appello di Più Europa e del suo segretario Riccardo Magi. Si tratta di una questione di agibilità democratica che non può essere ignorata”.
