Roma, 2 gen. (askanews) – Una collaboratrice poco conosciuta del presidente Donald Trump è diventata negli ultimi due anni una delle figure più influenti dell’ecosistema mediatico repubblicano, contribuendo a trasformare in profondità la comunicazione presidenziale sui social. È quanto racconta il Washington Post, che dedica un’ampia analisi al ruolo di Margo Martin, 30 anni, assistente che segue Trump a distanza ravvicinata quanto il suo servizio di sicurezza.
Armata di un semplice iPhone, Martin filma il presidente in situazioni informali e altamente condivisibili: mentre balla su una pista d’atterraggio in Malesia, serve patatine fritte da McDonald’s durante la campagna elettorale o saluta bambini nello Studio Ovale. Contenuti che offrono l’impressione di uno sguardo “dietro le quinte” e che puntano sull’elemento più efficace per l’engagement online, l’autenticità percepita.
Secondo il Washington Post, il materiale grezzo prodotto da Martin viene poi rilanciato e rielaborato da una vasta rete di influencer conservatori, trasformandosi in meme, clip per podcast e video virali. Un meccanismo che rafforza il legame di Trump con la sua base più fedele e, allo stesso tempo, lo mantiene al centro della cultura pop anche per chi non lo sostiene.
Durante il viaggio di Trump in Asia lo scorso autunno, i video verticali e le foto realizzate da Martin hanno totalizzato quasi 50 milioni di visualizzazioni sul suo account X e oltre 222 milioni sugli account @TeamTrump su Instagram e TikTok, senza contare le milioni di visualizzazioni generate dalle ricondivisioni spontanee dei sostenitori.
La strategia è chiaramente selettiva. Non compaiono immagini potenzialmente imbarazzanti, come momenti di stanchezza o dettagli fisici sfruttati dagli avversari politici. Eppure, osserva il quotidiano, anche alcuni esponenti democratici riconoscono l’efficacia di questa comunicazione. “Più vedi qualcosa, più tendi a pensare che sia vero”, ha spiegato Sammy Kanter, consulente democratico per i nuovi media. “Più quei contenuti riempiono i feed delle persone, più diventano la loro realtà”.
Martin, che ha rifiutato di rilasciare interviste, aveva già lavorato come assistente stampa durante il primo mandato di Trump e ha continuato a seguirlo in Florida dopo l’uscita dalla Casa Bianca. Una registrazione da lei realizzata durante interviste per un libro di Trump è finita anche nell’inchiesta del procuratore speciale Jack Smith sui documenti riservati, portandola a essere convocata davanti a un grand jury federale. Nonostante ciò, la sua figura, riservata e poco appariscente, le ha garantito la fiducia diretta del presidente.
“La sua forza è l’accesso”, ha detto al Washington Post la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sottolineando che la scrivania di Martin si trova appena fuori dallo Studio Ovale. “Può vedere da vicino il funzionamento quotidiano della presidenza e condividerlo con il pubblico”.
A differenza dei contenuti più aggressivi e controversi diffusi da altri account trumpiani, i post di Martin su X sono sobri: brevi video verticali, foto ottimizzate per lo scrolling su smartphone, didascalie essenziali con citazioni del presidente e slogan come “THE PEOPLE’S PRESIDENT!”. Una formula ideale, spiegano gli analisti, perché il materiale è facilmente riutilizzabile da altri creator, a differenza dei video giornalistici professionali spesso soggetti a licenze.
Un’analisi del Washington Post rileva che più di 300 influencer e politici conservatori di alto profilo hanno citato o condiviso contenuti di Martin dall’insediamento di Trump, con rilanci ripetuti anche da parte di Elon Musk, del Comitato nazionale repubblicano e di Fox News. Un impatto che va ben oltre i circa 337.000 follower del suo account ufficiale.
Non mancano però le critiche. Alcuni osservatori parlano di una strategia che “normalizza” immagini e relazioni controverse, come nel caso di un video, dallo stile da travel influencer, sul vertice tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin in Alaska. Secondo Azza Cohen, già responsabile video della Casa Bianca per Kamala Harris, si tratta di una narrazione che “ripulisce e addolcisce” contenuti politicamente sensibili.
L’amministrazione respinge le accuse, definendo il lavoro di Martin un esempio di trasparenza. “Non c’è nulla di meno costruito di un video girato con un iPhone e pubblicato in tempo reale”, ha replicato Leavitt.
