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Cinema, in anteprima mondiale a Parigi "Rita la zanzara" restaurato

Roma, 15 giu. (askanews) – Nell’ambito della rassegna dedicata a Lina Wertmuller, in programma alla Cinémathèque francaise di Parigi dall’11 al 28 giugno e in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, CSC – Cineteca Nazionale ha presentato in anteprima mondiale il restauro di “Rita la zanzara” (Lina Wertmuller, 1966). La première si è svolta sabato 13 giugno alla presenza di Gabriella Buontempo, presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia, e di Steve Della Casa Conservatore del CSC – Cineteca Nazionale.

Buontempo ha dichiarato: “Il restauro di “Rita la zanzara” e il successo che ha avuto nella proiezione parigina alla Cinémathèque Française mi trova pienamente soddisfatta perché é l’esempio di un’attenzione per la storia del cinema a tutto tondo. Abbiamo proposto un film considerato minore di una grande regista premio Oscar facendo così riscoprire la grande maestria che Lina Wertmüller ha applicato in tutta la sua carriera. Ringrazio Titanus per la stupenda collaborazione”.

Steve Della Casa ha raccontato: “Il restauro di “Rita la zanzara”, presentato alla Cinémathèque française, è stato un grande successo: è stato accolto con un forte applauso ed era un film poco conosciuto. Nel corso della presentazione abbiamo illustrato il lavoro svolto alla Cineteca Nazionale per restaurarlo, e in particolare quello sui colori; è un film connotato da colori notevoli grazie alla fotografia di Di Parma. E’ un musicarello curatissimo, ad esempio anche nei costumi. Sono presenti nel cast alcuni attori al tempo già noti e altri che lo diventeranno successivamente – in una piccola parte ritroviamo anche Loredana Bertè. Insomma, tanti gli spunti notevoli e i motivi di interesse per questo film che ha rappresentato il contributo dato dal CSC – Cineteca Nazionale a questa grossa retrospettiva su Lina Wertmüller, in corso alla Cinémathèque francaise. L’accoglienza è stata veramente notevole – c’è stato anche un applauso a scena aperta – e questo mi fa molto piacere perché è il restauro di un film esplicitamente commerciale – di solito vengono restaurati i film più autoriali, ma questo titolo è parte di una serie di film musicali grazie ai quali la Titanus al tempo si era risollevata: è risaputo, infatti, che la Titanus stesse fallendo per via del passivo causato dalla produzione de Il Gattopardo, e che si sia risollevata grazie ai musicarelli con Gianni Morandi, Caterina Caselli e Rita Pavone. Questa operazione di restauro comporterà dunque la riscoperta di alcune pagine meno note della storia del cinema italiano”.

Presente in sala, in rappresentanza della Fondazione CSC, anche il direttore generale Tiziana Bianchi.

Il restauro di “Rita la zanzara” è stato realizzato nel 2026 dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale in collaborazione con Titanus S.p.A. a partire dai negativi scena e colonna originali. Tutte le lavorazioni sono state effettuate presso il laboratorio CSC Digital Lab.

“Rita la zanzara”, interpretato da Rita Pavone, Giancarlo Giannini e Peppino De Filippo, racconta la storia di un’adolescente vivace e ribelle di nome Rita che si di innamora del suo insegnante di musica e che di notte canta segretamente musica rock. Sotto le spoglie di una commedia musicale si cela un ritratto avvincente di una gioventù dallo spirito libero, tentata dalla trasgressione di fronte ai vincoli di una società rigida.

Insegnante, poi assistente di Fellini in “8 e 1/2”, Lina Wertmuller è diventata una delle figure di spicco del cinema italiano degli anni Sessanta e Settanta. Dopo un magnifico esordio dai tocchi neorealisti (“I Basilischi”), ha diretto una serie di commedie in stile italiano, pop e colorate la cui arguzia pungente non risparmiava nessuno. Il successo di “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” e “Pasqualino Settebellezze” le ha valso il riconoscimento internazionale e la prima candidatura femminile all’Oscar per la miglior regia nel 1977. Onorata con una statuetta d’oro consegnatale da Jane Campion e Greta Gerwig nel 2019, rimane l’incarnazione di un cinema politico e ribelle di rara rilevanza.