Il ritorno dei senatori
Pomeriggio di un dolce aprile, il sole e un vento leggero a ristorare Cesare nel suo giardino in città. Al Senato ha mandato due fedelissimi che non avrebbero voluto andare per il buon motivo che l’ora fissata è quella sacrosanta dedicata alla pausa dopo il pranzo. C’è da essere contrariati anche se si va per conto di Cesare ad ascoltare la Regina Cleopatra/Meloni che parla al popolo tutto. Passano due ore e rientrano da Cesare, i due Senatori: Tiberius e Marius. “Divino Cesare la prossima volta ti prego – esordisce Marius – manda un altro al mio posto. Ho fatto fatica a seguire per la fame e per il lungo discorso della regina”. “Ebbene che cosa a detto?” Chiede Cesare. Marius si siede sul triclinio, sorseggia acqua, prende fiato, guarda avidamente il cesto di frutta che Cesare gli ha posto avanti, prende un frutto ed inizia.
Il discorso della regina
“La regina Cleopatra aveva il viso tirato e stanco non era contenta di incontrarci e nemmeno tutti noi di ascoltarla. Aula semi vuota. Imbronciata e coperta dai fluenti capelli ha iniziato a leggere il suo discorso. Si da noi aspetta solo soluzioni concrete e non frasi fatte. Non le importa nulla delle critiche vuole solo progetti da realizzare in questo ultimo anno”. “Se le faccia dire dai suoi, invece di chiederle a tutto il Senato!”, brontola Tiberius. Cesare con la mano lo invita al silenzio. “Continua Marius“. “Ammette che le votazioni popolari sulla giustizia le hanno dato torto. Ma non si arrende e farà una nuova proposta. Non si dimette ma va avanti fino alla fine del tuo mandato, Cesare, però metterà mano anche alle tasse, al lavoro, alla disoccupazione, alla povertà, alla salute e alle case. Queste poi ne promette 100 mila in 20 anni. Tutto in un anno e mezzo. Ovviamente mette le basi e poi lascia che lei stessa o altri portino avanti i progetti”. “Sembra magnanima – esordisce Cesare – ma non lo è. Metterà dei paletti così profondi che non sarà facile poi toglierli, oppure li pianterà in un terreno così argilloso che verranno giù alla prima pioggia. A proposito, e del nostro territorio che frana da tutte le parti?”.“Non una parola” risponde Marius.
Alleati, guerre e ambiguità
“Continua tu Tiberius; e sugli alleati, i federati e i lontani nemici che ha detto?”. “Sugli alleati tuoi ha detto che sta con loro. Salvo poi andare in giro per l’impero a prendere contatti per salvare il Governo suo. Forse non avremo risorse per questo prossimo inverno, e quindi continuerà a darsi da fare per la nazione Italica tutta e per l’impero. Non vuole la colpa se non ci riesce, dice che gli alleati e federati stanno come noi”. “Mah? Non credo, comunque prosegui Tiberius”. “Sui federati e la guerra oltre i confini dell’impero portata avanti dall’alleato suo, quello al di là delle colonne d’Ercole, e dai figli di Abramo, la regina Cleopatra/Meloni assicura che mai trascinerà il tuo impero romano in questo agone. Lei guarda quello che accade e secondo convenienza si muove. Noi senatori, però non abbiamo capito per quale strada intende muoversi. Ha fatto la vaga su tutto”. “E della guerra contro i Filistei? Quella sì che sta dentro i confini dell’impero”, domanda Cesare. “Non una parola, oh Cesare. Silenzio”, risponde Marius. E continua. “Lei è egiziana, ci confina con i Filistei. Finché costoro stanno sotto il giogo pesante e feroce dei figli di Abramo, lei non impegna truppe sul confine. È un vantaggio che hanno tutti i popoli che abitano la regione”. Cesare resta silenzioso. Quello che ha appena ascoltato da Marius potrebbe essere una amara verità.
Astio, responsabilità e crisi
“Poi – continua Tiberius – ha iniziato a riferire con astio di episodi accaduti nella Camera dei popoli, che come sai Cesare ha più ampia rappresentanza. La regina Cleopatra/Meloni lì non ha risposto per le rime se ne aveva motivo, ma riporta a noi Senatori quello che è successo di là. Ha molto odio e astio in cuore, guarda ad occhi stretti, si spazientisce, non l’ho vista serena e ferma d’animo. Soggetta al suo carattere e al clima di astio che lei stessa produce, ha poi parlato di sé, dei suoi ministri, del lavoro che vorrebbe fare e che noi, che siamo scarsamente collaborativi , non le circostanze, le impediamo di portare a termine. Non una scusa, un ripensamento, un atto di finta modestia, nulla. Lei è la regina Cleopatra/Meloni, seppure con mille difetti, non sbaglia. Questo ci ha detto”. “Di come affrontare la crisi in cui siamo, ha fatto cenno? Di quali aiuti darà ai giovani per trovare lavoro, alle famiglie, a quelli che devono curare la loro salute, ai poveri disgraziati che stanno in mezzo ad una strada, a quelli che la casa gli è franata, a quelli che stanno isolati perché non c’è più la strada, insomma! alla gente mia, ai miei italici popoli che promette?”. “Non lo so Divo Cesare – risponde Marcius – a detto che ci sta pensando e che in ogni caso sta tutto scritto nel discorso che ci ha fatto il 26 ottobre di quattro anni fa”. E apre le braccia in segno di “più di questo davvero non so”.
L’ira di Cesare
Cesare scaglia il boccale contro la parete che rimbalzando a terra fa un gran rumore. I servi accorrono. I senatori si fanno da parte in un angolo. Il grande Cesare si alza in piedi, rosso di rabbia, la regina si fa beffe di lui e del suo impero. Grida al Numerarius dell’impero: “Settimius, portami subito questa tavola che cita la regina Cleopatra/Meloni. Stasera leggo. Lasciate accesi i lumi”.
