8.7 C
Roma
lunedì, 16 Febbraio, 2026
Home GiornaleCome la Cina entra nell'anno del cavallo di fuoco

Come la Cina entra nell’anno del cavallo di fuoco

Il Capodanno cinese vede un Paese impegnato in stimoli mirati all'economia, con una competitività tecnologica sempre più solida e con una transizione energetica attuata con efficacia e realismo

Il Capodanno lunare è celebrato da miliardi di persone nel mondo, in particolare in Asia. E domani, martedì 17 febbraio 2026, è il giorno del capodanno cinese, che si celebra alla seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno. Quello che sta per iniziare è l’Anno del Cavallo, quest’anno del Cavallo di Fuoco, una combinazione rara che capita solo ogni 60 anni. Per l’astrologia cinese un anno speciale, tradizionalmente simbolo di energia, vitalità e cambiamento, che cade in una fase nella quale la Cina esprime come non mai queste qualità.

Stabilità interna e salto di qualità tecnologico

Per il governo di Pechino, questo slancio si traduce in una strategia che mira a navigare in un contesto economico globale turbolento, dando la precedenza alla stabilità interna e al salto di qualità tecnologico.

Le priorità del governo per il 2026, delineate nel nuovo Piano Quinquennale (2026-2030), si concentrano su tre macro-aree: un rilancio economico cauto ma mirato, una competitività tecnologica sempre più solida e una transizione energetica attuata con realismo.

L’obiettivo principale delle politiche economiche cinesi è affrontare le debolezze strutturali dell’economia, in particolare la debole domanda interna, le tensioni commerciali con l’Occidente, le incertezze finanziarie e monetarie. La parola d’ordine è: sviluppo di alta qualità, che mette in secondo piano la crescita a tutti i costi.

Le principali leve, su cui il governo intende agire, appaiono funzionali a tale scopo. Prima fra tutte una politica fiscale e monetaria espansiva ma controllata. L’approccio è cauto: si vuole sostenere l’economia senza creare nuovi squilibri, con una crescita del pil attesa intorno al 4,5% . Ciò consente di investire migliaia di miliardi di yuan, senza debito estero o con banche internazionali private, in titoli di stato speciali per sostenere strategie nazionali e settori chiave, 

Espansione dei consumi interni

La Cina punta sull’estensione dei consumi interni per rendere migliore la vita della sua gigantesca classe media e per dare opportunità di riscatto a quel terzo circa della popolazione delle aree più interne che non hanno ancora incrociato appieno il treno dello sviluppo.·Per ridurre la dipendenza dalle esportazioni (che rimangono un punto di forza, con un surplus record di 1.200 miliardi di dollari nel 2025), il governo punta a stimolare la spesa delle famiglie in misura controllata.

Ciò nel contempo permette alla Cina di sostituire gradualmente i suoi investimenti in titoli di stato Usa con un massiccio acquisto di oro fisico, anche attraverso la sapiente e lungimirante creazione e consolidamento in questo secolo, di un nuovo mercato globale dell’oro, a Shanghai, di fatto alternativo a quello di Londra, e preferito dagli investitori in quanto viene scambiato il metallo più prezioso consegnato e non dei semplici titoli di proprietà.

Ora, il giudizio su processi di questo tipo in Occidente è spesso alterato dalla personalizzazione fatta dall’eccentrico presidente americano Trump, per cui si finisce per guardare più l’apparenza che alla sostanza. Altrimenti balzerebbe subito all’occhio che in concreto le politiche economiche americane dei dazi ben si conciliano con le politiche economiche espansive cinesi. Entrambe mirano a ridurre e possibilmente azzerare l’influenza sulle loro economie dei poteri finanziari globali (o globalisti per la loro intrinseca vocazione unipolare) in modo da favorire l’avvento di un nuovo sistema multilaterale e pacifico.

Da fabbrica del mondo a leader glibale dell’innovazione

Questa politica economica fondata sulla non separazione fra politica (il Partito Comunista) e Tesoro consente, inoltre, alla Cina di disporre di ingenti risorse per trasformarla da “fabbrica del mondo” (ruolo a cui avrebbe voluto relegarla la finanza globalista, credendo di farne una sorta di Germania in grande) a leader globale nell’innovazione. Il piano quinquennale punta a sviluppare le cosiddette “nuove forze produttive”. I fondi sono concentrati in aree come l’intelligenza artificiale, la robotica, i veicoli elettrici intelligenti, le tecnologie quantistiche, l’idrogeno e la bioeconomia. Pechino considera prioritario sviluppare un proprio ecosistema innovativo autonomo.

La medesima attenzione è data al sostegno alla sostenibilità e alle politiche ambientali ma senza l’estremismo ideologico dimostrato dall’Unione Europea. Infatti, la Cina ambisce a primeggiare nelle politiche verdi ma senza danneggiare la crescente domanda di energia. Accanto all’obiettivo di aumentare al 30% la quota di combustibili non fossili entro il 2035 e della crescita di sei volte della capacità installata di eolico e solare rispetto al 2020, coesiste la costruzione di nuove centrali a carbone. Una contraddizione, certo ma non più grande di quella del green deal europeo che coesiste con politiche di riarmo che rischiano di andare oltre una legittima istanza di difesa, specie se a guidarle è uno stato come la Germania e se a definire gli obiettivi strategici in ultima istanza è una potenza che non ama la diplomazia nei rapporti con la Russia, come il Regno Unito.

Intanto, l’anno del Cavallo rosso fuoco vede una Cina che cerca di interpretare l’energia e il cambiamento associati a questo elemento, per consolidare la propria leadership tecnologica e gestire le vulnerabilità economiche, in un contesto globale che offre tanto rischi quanto inaudite opportunità.