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Come risvegliare l’Europa alla gioia?

Pubblichiamo la nota introduttiva al convegno promosso dal Centro Studi Cammarata, in programma il 18 aprile a Caltanissetta, al quale interverranno Marco Follini, mons. Mariano Crociata e Bruno Tabacci. Modera Fiorella Falci.

«Cette Europe est si triste…»: così esclama uno dei personaggi de Le malentendu, testo teatrale composto da Albert Camus nel 1943, in una Francia occupata dalle truppe tedesche. La battuta riverbera efficacemente sull’intera Europa il dramma familiare messo in scena nella pièce: una madre e sua figlia non riconoscono Jan, figlio dell’una e fratello dell’altra, tornato da un prolungato soggiorno all’estero; e lo uccidono per derubarlo, finendo per disperarsi e rovinare del tutto le loro stesse esistenze.

Anche l’Europa, per Camus, era diventata – in quei decenni terribili – una casa degli orrori e una patria inospitale, inabile a riconoscere e ad amare i propri figli, incline a considerarli estranei e nemici, in definitiva mortalmente autolesionista.

Più recentemente, soltanto qualche anno fa, papa Francesco considerava l’Europa alla stregua di una donna ormai decrepita, incapace di generare ancora: una nonna con il grembo inaridito e il seno smunto più che una vera e propria madre. Una diagnosi severa, quasi presaga dell’odierna incapacità del “vecchio continente” di restare unito e coeso dentro i propri confini e della sua tendenza a proiettare sul resto del mondo l’ombra dei suoi malintesi e delle sue rinunce.

Come risvegliare l’Europa alla gioia, soprattutto alla serenità che scaturisce dalla pace riacquistata? Come indurla a recuperare il coraggio della franchezza, per chiamare le cose con il loro nome, per dire la parola giusta al momento opportuno, per onorare la verità e per impedire l’ingiustizia? A quasi vent’anni dalla scomparsa di mons. Cataldo Naro, storico del cristianesimo e arcivescovo di Monreale, che più di una volta si fermò a ragionare sulle “radici cristiane d’Europa” – importante questione per lui sempre aperta –, il Centro Studi Cammarata propone un momento di riflessione sull’Europa, sulle sue illusioni e delusioni, per discernere se essa rappresenta un’utopia irrealizzabile oppure la speranza paziente che deve spingerci incontro al futuro.