Roma, 23 set. (askanews) – Presso la Pontificia Università Antonianum, a Roma, si svolge il percorso formativo “L’antropocentrismo e la visione critica ai tempi dell’IA”, promosso dall’Osservatorio internazionale per l’Intelligenza Integrale, l’Etica e il Valore pubblico, in collaborazione con la Mississippi State University. Il presidente Formez, prof. Giovanni Anastasi, ha tenuto una lezione su “Il pensiero critico contro il fatalismo tecnologico”.
Giovanni Anastasi, presidente Formez: “Continuiamo a chiedere le stesse risposte, quando in realtà il futuro sarà di chi sarà in grado di fare nuove domande. Quindi aiutiamo soprattutto i nostri ragazzi a sviluppare la capacità di fare nuove domande. Tutti, o molte persone, parlano di necessità di essere antropocentrici nel rapporto col New Normal, quindi col mondo dell’Intelligenza Artificiale, ma non diventeremo antropocentrici in modo automatico. Quindi occorre fare qualcosa: la formazione è una via importantissima, non è una formazione tecnica, ma una formazione basata sulla logica”.
“Lavoriamo per creare più leader, perché consapevolezza in un mondo tecnocratico è democrazia. Il senso dell’essere leader – spiega ancora il presidente Formez – nasce dal fatto di avere consapevolezza: a mio avviso un follower ad esempio è una persona che cerca le notizie e le fonti legate ad esse sulla base dei propri pregiudizi, non è in grado di confrontare differenti fonti, non è in grado di analizzarne la veridicità e in realtà non ha così voglia di pensare, perché pensare o avere la voglia di essere leader, quindi di condurre e creare il proprio futuro tutto sommato è uno sforzo”.
“È importante aiutare le persone a sviluppare pensiero critico e consapevolezza di sé e un percorso logico basato sui concetti di data driven, il tutto ai tempi dell’intelligenza artificiale. Il fatalismo tecnologico sta già avvenendo, cioè se fino a ieri la nostra pigrizia, la nostra inerzia, il nostro credo, ci faceva dire che qualcosa era venuto a causa del destino, adesso magari i ragazzi diranno ‘me lo ha detto ChatGPT’. Ora questo non significa che non sia vero o non sia corretto, ma di fondo questo fatalismo tecnologico è un modo per addormentare la nostra volontà di fare la differenza e di creare noi il nostro percorso”, conclude Anastasi.

