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lunedì, 26 Gennaio, 2026
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Confindustria: l’economia italiana è quasi ferma, dal Pnrr l’unica spinta per il Pil

Roma, 26 gen. (askanews) – L’economia italiana è “quasi ferma”, mentre è “debole” nell’Eurozona. L’industria resta “volatile”, gli investimenti del Pnrr “sono l’unica spinta per il Pil”. E’ il quadro delineato dal centro studi di Confindustria (Csc) nella congiuntura flash. “Il prezzo del petrolio non scende più – dice il Csc – il dollaro debole compromette l’export. I casi di Venezuela e Groenlandia alimentano l’incertezza che in Italia spinge le famiglie a risparmiare frenando i consumi. In positivo agisce l’ultima accelerazione sul Pnrr, la riduzione dei tassi sovrani, la risalita del credito”.

Risalgono i prezzi di petrolio e gas, segnala il centro studi di Confindustria. Si inverte a inizio 2026 il trend al ribasso del prezzo del petrolio: 65 dollari al barile medi a gennaio (picco a 69), da 63 a dicembre. La ragione è l’attacco Usa in Venezuela, un produttore marginale (meno dell’1% del greggio mondiale), ma con le maggiori riserve al mondo. Anche il prezzo del gas non scende più (33 euro/MWh, da 28), su livelli più che doppi rispetto al 2019. Tassi sono in calo, spread più stretti. A gennaio il rendimento dei Btp cala di poco e finisce sotto a quello dei titoli francesi: 3,45% in media in Italia (da 3,50%), 3,47% in Francia (da 3,49%); sebbene ancora sopra a quelli spagnoli (3,21%). Continua a salire piano piano il rendimento del Bund in Germania, (2,97%, da 2,95%) e quindi gli spread si restringono: Spagna +24 punti base, Italia +48, Francia +50.

L’inflazione è moderata (+1,9% a dicembre nell’Eurozona, +1,2% in Italia) e i tassi Bce sono attesi fermi (2,00%). I mercati, per la seduta di fine gennaio, si aspettano una pausa della Fed, dopo tre tagli dei tassi USA (3,75% a dicembre): l’attesa di altri due tagli è slittata tra giugno e dicembre 2026. Il dollaro resta molto svalutato sull’euro: 1,17 a gennaio (+13% in un anno).

Alcuni indicatori confermano la fase positiva degli investimenti in impianti macchinari e in costruzioni nel quarto trimestre: il valore dei contratti di leasing (fonte Assilea) è aumentato del 15,2% annuo per l’acquisto di beni strumentali, del 15,7% per le costruzioni. Anche il credito bancario cresce, sebbene il costo per le imprese italiane non scenda più (3,52% a novembre, sui livelli di luglio). A dicembre, però, si è ridotta la fiducia delle imprese di beni strumentali e di costruzioni.

I dati del terzo trimestre sul reddito totale delle famiglie sono incoraggianti (+1,8%). Tuttavia, la propensione al risparmio, causa incertezza, fa un balzo da record (11,4% da 9,9%), tenendo a freno i consumi, che crescono solo di +0,1%. A novembre le vendite al dettaglio sono aumentate (+0,6% in volume) e a dicembre sono cresciuti anche gli acquisti di auto. Il numero di occupati, nonostante la lieve riduzione nell’ultimo mese, resta su un trend di espansione.

L’export italiano di beni ha registrato una crescita marginale a novembre (+0,2% a prezzi costanti), dopo il crollo in ottobre (-3,1%). Tra le destinazioni: resta debole la Germania, rallenta la Francia, cadono UK e Turchia, virano in negativo anche gli USA; positivi invece alcuni mercati Ue (Spagna, Belgio, Austria) e asiatici (India, Giappone). Negative le prospettive a fine anno, secondo gli ordini manifatturieri esteri, a causa di tensioni e incertezza che frenano le filiere internazionali.

Inoltre, “le tensioni gonfiano l’oro, non fermano la Borsa”: è quanto segnala il centro studi di Confindustria (Csc) nella congiuntura flash. Il prezzo dell’oro è “ai massimi”. L’oro, spiega il Csc, “tipicamente registra rialzi marcati nei momenti di crisi economica, rappresentando il bene rifugio per eccellenza perché considerato asset privo di rischio”.

Fino ad aprile 2025 sulla scia degli annunci di dazi e poi da agosto con l’aggravarsi delle tensioni internazionali “il prezzo è salito rapidamente, superando i 4.000 dollari l’oncia nei mesi finali e toccando un picco di 4.700 dollari a gennaio 2026 – prosegue il Csc – lo stesso è già avvenuto a cavallo di choc recenti, pur su valori meno elevati: durante la pandemia nel 2020 l’oro ha sfiorato i 2.000 dollari; nel 2022-2023, con la guerra in Ucraina, i prezzi sono risaliti poco oltre quei livelli”.