Roma, 25 mar. (askanews) – Debole aumento del Pil, stagnazione o recessione. Sono i tre scenari che il Centro Studi di Confindustria prospetta per l’economia dell’Italia nel 2026. La forte incertezza delle stime, contenute nelle Previsioni di primavera, è legata alla durata del conflitto in Medio Oriente.
Nell’ipotesi in cui la guerra in Iran termini a marzo, gli economisti di Confindustria stimano una crescita dello 0,5% nel 2026, più bassa di quanto previsto a ottobre scorso di 0,2 punti percentuali, e dello 0,6% nel 2027. Se il conflitto dovesse, invece, terminare a giugno si prospetta un Pil 2026 pari a zero e un modesto +0,1% per l’anno prossimo. Nello scenario peggiore, con una guerra prolungata fino a fine anno, l’Italia entrerebbe in recessione: Pil -0,7% nel 2026 e -0,1% nel 2027.
Lo scenario base, quindi, “è esposto a importanti rischi al ribasso che hanno una probabilità non trascurabile” anche perché le altre ipotesi “sono comunque da considerare ottimistiche”, avverte il Csc.
I tre scenari valutati non contemplano un’auspicabile azione del governo sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave. Per Confindustria, alla luce dell’analisi contenuta nel rapporto, s’impone quindi la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie.
Ai rischi al ribasso collegati alla guerra in Iran se ne aggiungono altri, legati all’implementazione del Pnrr, a un’eventuale ulteriore svalutazione del dollaro, al proseguire dell’alta incertezza, alla possibilità che anche il taglio dei tassi Fed risulti inferiore alle attese.
L’impennata dei prezzi delle commodity energetiche colpisce l’economia italiana attraverso l’aumento dell’inflazione, come si vedrà a partire dai dati di aprile. Nello scenario base del Csc, nel corso del 2026 l’inflazione è prevista aumentare molto dai minimi di inizio anno, con un picco vicino al +3%. In media, si attesterà al +2,5% dal +1,5% del 2025, con una revisione al rialzo di +0,7 punti rispetto alla stima inclusa nello scenario di ottobre. Nel 2027, viceversa, l’inflazione è attesa rientrare lentamente su valori più moderati, man mano che la variazione dei prezzi energetici sarà riassorbita: in media è attesa al +2,2%. Ma se il conflitto dovesse prolungarsi fino all’estate l’inflazione potrebbe salire fino al +4,3% quest’anno per poi attestarsi al +2,9% l’anno prossimo. Nello scenario peggiore, con la guerra fino a dicembre, l’inflazione schizzerebbe al 5,9% nel 2026 e al 3,3% nel 2027.
Inoltre, nel 2026, rispetto allo scenario base si osserverebbe una dinamica più incerta dei consumi, che rallenterebbero allo 0,1%; un indebolimento degli investimenti, la cui crescita si ridurrebbe sensibilmente (circa -0,1% contro 2,3% nello scenario base); soprattutto un forte peggioramento dell’export, che passerebbe da una crescita di oltre 0,6% nello scenario base a una contrazione di circa -0,7%; effetti negativi anche sul mercato del lavoro, con l’occupazione praticamente ferma.
Nell’ipotesi del prolungamento della guerra fino a fine anno, il peggioramento riguarderebbe in modo diffuso tutte le principali componenti della domanda: gli investimenti registrerebbero una contrazione (-0,8% nel 2026); i consumi mostrerebbero una dinamica negativa; l’export subirebbe un forte arretramento (-1,6% nel 2026); l’occupazione risentirebbe del rallentamento dell’attività economica.
