HomeAskanewsConti pubblici, doccia fredda dall’Istat. Meno margini per la manovra

Conti pubblici, doccia fredda dall’Istat. Meno margini per la manovra

Roma, 22 set. (askanews) – La doccia fredda arriva in mattinata. L’Istat conferma che il rapporto deficit/Pil nel 2025 si è attestato al 3,1%, il che impedisce all’Italia di uscire con un anno di anticipo dalla procedura Ue per disavanzo eccessivo come sperava il governo per avere qualche margine in più sulla manovra. L’Istituto di statistica ha quindi confermato il verdetto di marzo scorso evidenziando, peraltro, un peggioramento dell’indebitamento netto di 355 milioni.

“Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato” ha commentato subito dopo l’uscita del dato il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, sottolineando che “coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”.

Il governo infatti ha messo nero su bianco un deficit del 2,9% nel 2026 che consentirebbe di uscire dalla procedura nel 2027. L’andamento del Pil migliore delle previsioni per quest’anno (si dovrebbe arrivare intorno all’1% contro lo 0,6% previsto e lo 0,8% già acquisito) lascia qualche decimale di Pil di spazio di manovra in deficit per quest’anno, pur restando fermo il limite per la crescita della spesa netta all’1,6% fissato dal Consiglio nell’ambito della procedura per deficit eccessivo.

In questo quadro si inserisce l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per le spese per la difesa e il rafforzamento del sistema energetico, formalizzata a Bruxelles l’11 settembre scorso, che consente una flessibilità di 1,5 punti di Pil per le spese di difesa nel 2026-2028 (qualcosa meno di 35 miliardi totali). All’interno del tetto complessivo c’è un limite specifico per le spese per la sicurezza energetica di 0,3 punti di Pil su base annuale e 0,6 punti cumulati fino al 2028 (circa 15 miliardi). Che a questo punto bisognerà capire se sarà interamente utilizzato.

Il mancato conseguimento del deficit sotto il 3% non impedisce di richiedere al Consiglio l’attivazione della clausola, le cui spese restano comunque fuori dal limite della traiettoria di spesa netta imposto nella procedura per deficit eccessivo. Ma di fatto i soldi spesi in più, per i paesi in procedura d’infrazione, continuano ad essere considerati nel calcolo del deficit. In sostanza si verifica la cosidetta “asimmetria”. Per il paesi non in procedura queste spese non concorrono a determinare né il limite della spesa netta né l’apertura dell’infrazione oltre la soglia del 3% del deficit mentre per il paesi in procedura le spese non incidono sulla spesa netta ma vengono considerate nel monte del deficit da abbattere per tornare sotto il 3%.

Quindi se il governo confermerà di voler uscire dalla procedura nel 2027, come sembra chiaro dalla dichiarazione di Giorgetti, questo vuol dire che ogni euro in più speso con la clausola di salvaguardia deve comunque consentire di restare sotto il 3% sia nel 2026 (le spese si calcolano da febbraio di quest’anno) sia nel 2027 e in prospettiva negli anni successivi.

La richiesta di scostamento di bilancio che il governo presenterà al Parlamento dovrà quindi tenere conto di questi limiti nel caso si voglia confermare l’uscita dalla procedura nel 2027. Gli spazi di manovra per la legge di bilancio comunque ci sono. Restano quelli derivanti dagli avanzi del Pnrr (si parla di circa 4 miliardi), per circa due miliardi già impegnati per lo stop al bollo nel 2027, e quelli derivanti dal miglioramento del Pil sia in termini di entrate fiscali che si di spazi in deficit rispetto al quadro tendenziale.

Un quadro più chiaro emergerà dal Documento programmatico di finanza pubblica, atteso per inizio ottobre, che segnerà l’inizio dei lavori per la legge di bilancio 2027. I Paesi Ue devono notificare alla Commissione europea i rispettivi Documenti programmatici di Bilancio entro il 15 ottobre.