HomeAskanewsCorruzione e sfruttamento per i lavori dell’alta velocità Napoli-Bari: arresti

Corruzione e sfruttamento per i lavori dell’alta velocità Napoli-Bari: arresti

Napoli, 29 set. (askanews) – Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, emissione di fatture per operazioni inesistenti, corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio e favoreggiamento: sono i reati contestati, a vario titolo, nei confronti di 20 persone coinvolte in un’indagine della Guardia di finanza che ha riguardato le opere infrastrutturali connesse alla realizzazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità/Capacità Napoli-Bari e, nello specifico, nelle tratte tra le province di Napoli, Avellino e Benevento.

Le investigazioni, coordinate dalla procura partenopea, hanno portato all’emissione di una misura cautelare degli arresti domiciliari per 10 persone, all’obbligo di dimora nel comune di residenza e all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per 5 persone.

Le altre misure riguardano obbligo di dimora, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e sospensione totale dall’esercizio di un pubblico servizio per un anno per 2 persone e 3 misure interdittive della sospensione totale dell’esercizio di un pubblico servizio per un anno.

Il gip ha inoltre disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca anche per equivalente, del profitto dei reati di corruzione contestati. Le verifiche degli investigatori hanno interessato le diverse fasi di gestione delle commesse, dall’affidamento dei lavori all’esecuzione e contabilizzazione, fino ai controlli e ai pagamenti alle imprese, oltre alla gestione dei materiali di scavo e dei rifiuti di cantiere, alla fornitura di calcestruzzo e al noleggio di mezzi e attrezzature.

Ne sarebbe emerso “un sistema di rapporti corruttivi tra imprenditori e pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che, per responsabilità tecniche, amministrative e di cantiere esercitate, avrebbero agevolato determinate imprese nell’ottenimento delle commesse, nell’esecuzioni e contabilizzazione dei lavori, nonché nei controlli e nei pagamenti”.

Si sarebbe, inoltre, ricostruito un meccanismo di fatture per operazioni inesistenti, che sarebbe stato finalizzato alla creazione di disponibilità di denaro contante, parte del quale sarebbe stato utilizzato anche per azioni di corruzione.

Un ulteriore filone investigativo ha riguardato l’impiego irregolare o lo sfruttamento di lavoratori extracomunitari. In particolare sarebbe stata verificata la presenza nei cantieri di lavoratori di origine egiziana sottoposti a condizioni lavorative “gravose e degradanti”, con turni protratti, in alcuni casi, fino a 20 ore, reiterate violazioni nei periodi di riposo, corresponsione di retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali o comunque spropositate alla quantità e qualità del lavoro svolto, inosservanza delle disposizioni in materia di igiene e sicurezza, sottomissione a metodi di sorveglianza e a situazioni alloggiative del tutto precarie, con irregolarità relative ai permessi di soggiorno e alla documentazione attestante l’assolvimento degli obblighi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.