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domenica, 25 Gennaio, 2026
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Cosa ci dice l’attacco di Trump alle Università

Populismo, sapere e democrazia sotto pressione nell’America del MAGA. Indubbiamente, la nuova Destra vuole colpire i centri di produzione della conoscenza, per controllare direttamente l’evoluzione della realtà senza restrizioni scientifiche.

Un attacco emblematico alla democrazia americana

Sono stati talmente tanti gli attacchi sferrati alla democrazia americana durante questo primo anno della nuova presidenza Trump che risulta difficile persino elencarli tutti. Ve ne sono alcuni, però, che sono emblematici, significativi, illustratori forse più di altri dello spirito rivoluzionario, distruttivo di una intera tradizione culturale, che li motiva e sorregge. Quello contro le libere università è uno di questi.

Il caso Harvard come monito

Si ricorderà, la scorsa primavera, il divieto notificato ad Harvard – forse il simbolo più luminoso dell’eccellenza assoluta delle università americane – di iscrizione di nuovi studenti (il 25% di loro sono non statunitensi, provenienti da oltre un centinaio di nazioni). La motivazione formale era legata alle manifestazioni, anche violente e con tratti antisemiti talvolta, provocate dall’esecrabile comportamento israeliano a Gaza, che l’università non aveva saputo/voluto impedire o contenere. La realtà, però, traspariva dal minaccioso avvertimento inviato dalla responsabile per la sicurezza interna, Kristi Noem: ciò che si fa ad Harvard, disse, “deve servire da monito a tutte le istituzioni accademiche”.

L’ideologia che delegittima il sapere

Alle spalle di questa imposizione, rafforzata dal tono para-mafioso dell’intimidazione, c’è una visione strategica demolitrice della stessa idea del sapere e della sua trasmissibilità. Peter Thiel, questo ideologo oltre che finanziatore del movimento MAGA che opera nell’ombra della riservatezza (esattamente il contrario di quanto fa Elon Musk) e che altresì è il mentore di JD Vance, per il quale sta con tutta evidenza impegnandosi in vista delle presidenziali 2028, denuncia da tempo la dannosità per gli USA del sistema universitario impostato sull’eccellenza e sulle rette d’iscrizione vertiginose: un mondo di privilegiati conformisti liberal che vengono in parte finanziati dallo stato e dunque dai contribuenti tutti, tagliando risorse che potrebbero essere meglio impiegate nell’interesse generale e riducendo così il potenziale di sviluppo della nazione nel suo insieme.

Un classico ragionamento di stampo populista che può avere facile presa presso larghe fasce di popolazione in difficoltà economiche.

Intimidazione e chiusura identitaria

Divieto d’iscrizione agli stranieri (dimenticando così la storia stessa degli Stati Uniti, divenuti quello che sono anche grazie alla capacità di attrazione dei cervelli migliori liberamente provenienti da ogni parte del pianeta) e blocco dei finanziamenti federali e delle esenzioni fiscali sono stati evidenti tentativi di intimidazione nei confronti delle università.

Ma ancor di più sono stati la dimostrazione dell’anima profondamente illiberale che nutre l’ideologia MAGA, poi veicolata populisticamente verso le masse popolari impoverite dall’inflazione che si sono sentite abbandonate da chi avrebbe dovuto proteggerle: quella cultura liberal che invece si è dedicata ad altri interessi, individuati facilmente – ad esempio – proprio nelle università d’élite, ovvero in quel mondo accademico-intellettuale sempre pronto ad occuparsi d’altro, di grandi e nobili questioni e mai di loro, il popolo americano: ovvero di “noi”, “we, the american people”.

Tre nemici nel mirino

Con quell’operazione Trump lanciò un messaggio trasparente ai suoi dante causa: era un’iniziativa contro tre nemici. Gli stranieri; gli studenti ribelli ostili al potere incarnato dalla Casa Bianca e detenuto dai magnati tecnologici insofferenti a qualsiasi retaggio umanistico e liberale; il sistema accademico e il mondo della cultura, troppo spesso eccessivamente vicino ai detestati dem/liberal.

Le responsabilità del liberalismo americano

I quali ultimi, però, con quella neanche troppo dissimulata “spocchia”, quella altezzosità che tiene lontana la gente comune, quella esibita superiorità intellettuale, quella accentuazione sui diritti civili individuali contemporanea alla caduta di interesse per quelli sociali, hanno contribuito non poco alle vittorie di Trump. E non per caso sia Hillary Clinton sia Kamala Harris sono perfetti esempi di tutto ciò.

Ecco, molti di questi errori comportamentali derivano dallo spirito del quale sono pervase molte università, per il resto riconosciute eccellenze di trasmissione del sapere.

Conoscenza sotto attacco, democrazia in pericolo

La nuova Destra vuole certo colpire i centri di produzione della conoscenza, per controllare direttamente l’evoluzione della realtà senza restrizioni scientifiche (emblematico quanto sta facendo il Ministero della Sanità guidato da Kennedy). Colpevolmente. E dunque questo comportamento va denunciato. Ma lo sta facendo, con furore ideologico, sfruttando – come nel judo – la spinta ideologica uguale e contraria che ha animato l’ultimo ventennio liberal. A cominciare, proprio, dalle università.