Il futuro dei Balcani occidentali è nell’Unione europea. Con parole nette e prive di ambiguità, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha rilanciato da Roma il tema dell’allargamento come uno dei nodi strategici del presente europeo. Al termine del vertice con i partner della regione, Costa ha voluto riaffermare la solidità delle relazioni e la volontà politica dell’UE di accompagnare questo percorso fino in fondo.
Una scelta geopolitica prima ancora che tecnica
Nel ragionamento di Costa, l’allargamento non è un capitolo burocratico né un esercizio di ingegneria istituzionale. È, prima di tutto, una scelta geopolitica. Un’Unione più ampia – ha spiegato – significa un’Europa più sicura, più forte e più pacifica, capace di stabilizzare un’area che storicamente è stata attraversata da fratture, conflitti e interferenze esterne.
In un contesto internazionale segnato dalla guerra in Ucraina e dalla competizione tra grandi potenze, i Balcani occidentali rappresentano un banco di prova decisivo: lasciarli in una zona grigia equivarrebbe ad accettare nuove vulnerabilità ai confini dell’Unione.
Prosperità condivisa e credibilità del progetto europeo
Il secondo argomento evocato da Costa riguarda la prosperità condivisa. Ogni precedente allargamento – ha ricordato – ha prodotto benefici non solo per i Paesi entrati, ma per l’intera Unione. Mercati più integrati, maggiore stabilità, nuove opportunità di crescita: l’esperienza storica smentisce la retorica difensiva che accompagna ciclicamente il dibattito sull’allargamento.
C’è poi una terza dimensione, forse la più politica: la credibilità dell’Unione europea. Se l’UE continua a presentarsi come un progetto attrattivo, deve essere in grado di mantenere le aspettative che essa stessa genera. Il fatto che il processo di allargamento proceda oggi a una velocità superiore rispetto agli ultimi quindici anni è, per Costa, un’opportunità da non sprecare.
Merito, non competizione
Un punto centrale del discorso riguarda il metodo. L’allargamento – ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo – è un processo basato sul merito, non una gara tra candidati. Chi avanza più rapidamente non deve essere rallentato dagli altri, ma può diventare un riferimento e uno stimolo per tutti. È una visione che rifiuta sia l’automatismo sia l’arbitrio politico, riaffermando il primato delle riforme e dell’impegno concreto.
Superare il passato per costruire il futuro
Al di là degli aspetti tecnici, Costa ha posto una questione di fondo: la scelta tra restare prigionieri del passato o procedere verso un futuro comune europeo, fondato su riconciliazione e cooperazione. Solo superando le eredità dei conflitti, i Balcani occidentali potranno assumere pienamente il loro ruolo di futuri membri dell’UE.
La strada non sarà facile, ha ammesso Costa, e alcune riforme saranno dolorose. Ma il processo di allargamento è anche un processo di trasformazione profonda, capace di ancorare il futuro della regione all’Europa attraverso la convergenza socioeconomica.
Una famiglia europea da completare
Il messaggio conclusivo è chiaro: l’Unione europea intende restare il partner più affidabile dei Balcani occidentali. Non per concessione, ma per convinzione. Perché quei Paesi fanno parte della famiglia europea, e l’Europa – se vuole restare fedele a se stessa – non può rinunciare a completare il proprio disegno politico e storico.
Fonte: dichiarazioni di Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, Askanews, Roma, 17 dicembre.
