Un messaggio politico, non solo cerimoniale
Nel ricevimento di Capodanno ospitato congiuntamente dai vertici delle istituzioni comunitarie, il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha pronunciato un intervento che va ben oltre il rituale diplomatico. Al centro del suo messaggio, una riaffermazione netta: l’Unione europea continuerà a difendere l’ordine internazionale basato sulle regole, il diritto internazionale e i principi della Carta delle Nazioni Unite, senza eccezioni geografiche o politiche.
In un contesto globale segnato dalla frammentazione dei conflitti e dalla crescente tentazione del “diritto del più forte”, Bruxelles rivendica così una postura coerente con la propria identità storica: quella di attore normativo, più che militare, fondato sulla legalità internazionale e sul multilateralismo.
Nessuna violazione è accettabile
Costa ha insistito su un punto politicamente sensibile: l’Unione non può accettare violazioni del diritto internazionale in nessuna area del mondo. Dall’Ucraina a Gaza, dall’America Latina all’Africa, fino alla Groenlandia, il richiamo è alla coerenza, non alla selettività. Un passaggio tutt’altro che scontato, se si considera il clima di polarizzazione che attraversa le opinioni pubbliche europee e la difficoltà, spesso evidente, di mantenere una linea unitaria tra gli Stati membri.
Il messaggio è chiaro: il diritto internazionale non può essere invocato “a intermittenza”, né piegato alle convenienze geopolitiche del momento. È una presa di posizione che chiama in causa anche la credibilità europea, messa alla prova da crisi simultanee e spiegamenti di forza sempre più espliciti.
Diritti umani al centro, con un nome preciso: Iran
Particolarmente netto il riferimento alla questione dei diritti umani. Costa ha citato esplicitamente l’Iran, insieme a Sudan e Afghanistan, condannando la repressione violenta del regime di Teheran contro il proprio popolo. Una presa di parola che assume rilievo politico nel momento in cui, anche in Europa, il dissenso iraniano fatica a trovare attenzione e mobilitazione.
Il richiamo alla dignità umana e alle libertà individuali sancite dalla Carta delle Nazioni Unite ribadisce che, per l’Unione, la difesa dei diritti non è un capitolo accessorio della politica estera, ma un elemento costitutivo della propria azione internazionale.
Ucraina, una pace giusta come orizzonte europeo
Guardando all’inizio del 2026, il presidente del Consiglio europeo ha infine riaffermato l’impegno dell’Unione sul fronte ucraino. La guerra di aggressione della Russia continua, ha ricordato Costa, e l’obiettivo resta una pace giusta e duratura. Non una pace qualsiasi, ma una soluzione che non legittimi l’uso della forza come strumento di revisione dei confini.
In un mondo sempre più segnato da logiche di potenza, l’Europa tenta così di difendere il proprio spazio politico e morale: quello di una comunità che, pur tra limiti e contraddizioni, continua a riconoscersi nel primato delle regole.
