HomeAskanewsCpi: le sanzioni Usa sono un palese attacco all’indipendenza della corte

Cpi: le sanzioni Usa sono un palese attacco all’indipendenza della corte

Roma, 19 ago. (askanews) – La Corte penale internazionale ha duramente criticato gli Stati Uniti dopo che l’amministrazione Trump ha inserito la sua presidente e uno dei suoi procuratori di alto livello in una lista di persone sanzionate, definendo la misura un “attacco flagrante” all’indipendenza del tribunale dell’Aja.

La reazione della Cpi è arrivata in risposta alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti alla presidente della corte, Tomoko Akane, e al procuratore senior Abdoulaye Seye, nell’ambito della campagna di Washington contro quella che definisce un “organismo corrotto e irrimediabilmente politicizzato”.

Akane, giudice giapponese, ricopre la carica di presidente della Cpi dalla sua elezione, avvenuta nel marzo 2024. Seye è un giurista senegalese presso la Corte. “Queste sanzioni rappresentano un attacco palese all’indipendenza di un’istituzione giudiziaria imparziale”, ha dichiarato la Corte con sede all’Aja. “Misure di questo tipo, rivolte contro giudici, procuratori e personale […] minano lo stato di diritto”, ha aggiunto. L’ultima iniziativa di Washington fa seguito alle sanzioni già imposte contro diversi funzionari della Cpi, in gran parte in risposta alle indagini della Corte che coinvolgono Israele, alleato degli Stati Uniti.

Anche il Giappone ha espresso la propria opposizione alle sanzioni, affermando di aver “sostenuto costantemente la Cpi […] nei suoi sforzi per perseguire e punire i crimini più gravi che destano preoccupazione per la comunità internazionale e per difendere lo stato di diritto”, ha dichiarato in una nota il portavoce del ministero degli Esteri giapponese Toshihiro Kitamura.

Il Giappone è il principale finanziatore della Cpi e uno stretto alleato degli Stati Uniti. Anche l’Unione Europea ha espresso il proprio sostegno ad Akane.

In due distinti messaggi pubblicati sui social media, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno dichiarato di essere “fermamente” al fianco di Akane e degli altri alti funzionari, i quali “devono poter agire in modo indipendente e senza pressioni esterne”.

In precedenza, il segretario di stato americano Marco Rubio aveva dichiarato in una nota, senza fornire esempi, che le “persone sanzionate hanno partecipato direttamente agli sforzi della Cpi volti a indagare, arrestare, detenere o perseguire funzionari i cui governi non hanno acconsentito alla giurisdizione della CPI”.

La Cpi aveva risposto con una dichiarazione: “Quando gli operatori della giustizia vengono minacciati per l’applicazione della legge, è lo stesso ordine giuridico internazionale a essere messo a rischio”. Istituita nel 2002, la Cpi persegue gli individui accusati delle atrocità e dei crimini più gravi e interviene come ultima istanza quando gli stati non dispongono di sistemi giudiziari adeguati a garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere delle proprie azioni.

L’amministrazione Trump ha già imposto sanzioni contro funzionari della Cpi, che nel 2024 ha emesso un mandato di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in relazione alla guerra a Gaza.